Ancora più ricca e cinefila la 37. edizione di Bergamo Film Meeting

Uno splendido omaggio a Jean-Pierre Leaud e le retrospettive dedicate a Karpo Godina, a Bent Hamer, Alberto Rodriguez e l’omaggio a Peter Mullan.

Nel corso di 9 giorni la 37a edizione di Bergamo Film Meeting ha proposto 7 lungometraggi in anteprima italiana nella Mostra Concorso; 15 documentari nel concorso Visti da Vicino; l’omaggio a Jean-Pierre Léaud, attore simbolo della Nouvelle vague francese; la personale completa dedicata a Karpo Godina, figura tra le più rappresentative del cinema jugoslavo e sloveno; il percorso nel nuovo cinema europeo contemporaneo Europe Now!, con le personali di Bent Hamer (Norvegia) e Alberto Rodríguez (Spagna); l’omaggio a Peter Mullan; la mostra fotografica Pasolini e le Mille e una notte con gli scatti di Roberto Villa sul set del film “Il fiore delle Mille e una notte” (1974).

Indubbiamente quest’anno a Bergamo il grande protagonista è stato Jean-Pierre Leaud e quando si parla dell’attore francese il riferimento va immediatamente a Françoise Truffaut, il regista con il quale ha avuto un lungo sodalizio iniziato quando Leaud aveva quattordici anni ed era il protagonista ne “I 400 colpi” interpretando il ruolo di Antoine Doinel. Poi l’attore sarà Doinel in altri 4 film che porteranno a sviluppare la sua storia e le sue vicende nell’arco di vent’anni in una situazione davvero rara e particolare nella storia del cinema. Ma Leaud sarà anche protagonista di un altro capolavoro di Truffaut “Effetto notte” presentato a Bergamo con l’attore in sala. E poi sarà interprete anche con registi come Godard, Skolimowski, Pasolini, Rivette, Bertolucci, Eustache, Kaurismaki, Assayas.

Ha ragione Angelo Signorelli, il direttore di Bergamo Film Meeting, quando scrive: “Jean-Pierre Leaud da sessant’anni ci racconta il legame indissolubile tra cinema e vita, tutto quell’affanno di desideri e illusioni, di slanci e velleità: in fondo, ci parla di noi, delle nostre manie, di quello che siamo stati e di quello che avremmo voluto essere. Lo sentiamo vicino, ridiamo delle sue/nostre disavventure”.   

Se l’omaggio all’attore francese è soprattutto una rivisitazione e una riscoperta, la personale dedicata al cineasta Karpo Godina è un’occasione per apprezzare un autore che seppur conosciuto non è così facile da vedere a livello internazionale.

Si tratta di una delle figure centrali prima del cinema jugoslavo, poi con la frammentazione balcanica del cinema sloveno. Karpo Godina è sempre stato difficile da definire perché è regista, ma in alcuni film direttore della fotografia, e anche sceneggiatore e montatore.

Autore di numerosi lungometraggi e cortometraggi, conosce a fondo sia il linguaggio del documentario che quello del cinema narrativo e di avanguardia. E stato una delle personalità importanti della Nouvelle vague jugoslava, nota anche come Black Wave. E’ stato assiduo e prezioso collaboratore di registi importanti quali Želimir Žilnik e Lordan Zafranović, nonché fotografo e attivista politico. A Bergamo si è vista un’opera di grande intensità di Zafranovic “Occupazione in 26 quadri” (dove Godina era direttore della fotografia), tutta girata a Dubrovnik e ambientata durante la seconda guerra mondiale che parte dalla vicenda di tre amici, uno ebreo, uno italiano e uno croato.

A Bergamo sono stati presentati i quattro lungometraggi firmati da Godina Splav Meduze (La zattera della Medusa, 1980), Rdeči boogie ali Kaj ti je deklica (Boogie Rosso, 1982), Umetni raj (Paradiso Artificiale, 1990), e Zgodba gospoda P. F. (La storia del Sig. P.F., 2002), insieme ai cortometraggi, realizzati dal regista negli anni ’60 e ’70.

Cercando di trovare un filo conduttore nella vasta filmografia di Godina come regista, bisogna partire dalla grande bellezza visiva della maggior parte dei suoi film, e da una grande vitalità che si sviluppa come una manifestazione continua di una libertà di espressione senza freni a dispetto di qualsiasi forma di repressione.

Meritano una citazione anche le retrospettive dedicate a Bent Hamer e Alberto Rodriguez.

Bent Hamer, regista, sceneggiatore e produttore, fa parte a pieno titolo della “nuova onda” di cineasti norvegesi. Un artista sempre in evoluzione, colto e attento al sociale, che ha saputo mostrare una Norvegia poco conosciuta. Affermato e celebrato nel panorama cinematografico scandinavo, è un autore che si concentra molto sui suoi personaggi, talvolta colti ai margini della società o intrisi di solitudine, ma disegnati spesso con un umorismo intelligente e surreale. Da citare la sua opera prima “Eggs” selezionata al festival di Cannes e che ottiene in numerose manifestazioni dei riconoscimenti e il più recente “1001 grammi”, un’opera che tocca angolazioni variegate con grande equilibrio e misura. 

Invece l’autore spagnolo Alberto Rodriguez è più conosciuto dalla critica (visto che i suoi film sono passati in numerosi festival), ma anche dal pubblico visto che una delle sue opere più recenti “La isla minima” è stata distribuita anche in Italia. Rodriguez è un autore di grande qualità che predilige le storie forti, magari ambientate nei bassifondi dove la violenza domina, anche se ultimamente ha girato un film di altro genere (L’uomo dai mille volti) basato su fatti realmente accaduti e che parla della vicenda dell’ex agente segreto Francisco Paesa.

A Bergamo anche un omaggio a Peter Mullan conosciuto per le sue interpretazioni nei film di Ken Loach e non solo, ma che è stato autore di uno straordinario esordio nella regia con “Orphans” e che poi ha vinto il Leone d’oro a Venezia con “The Magdalene Sisters”.