“Anything Else” di Woody Allen

Una commedia esilarante sul senso della vita in cui Allen si spinge oltre i classici temi della sua filmografia.

“Anything Else” è la storia, nella Manhattan dei giorni nostri, di un ragazzo (Jason Biggs) alle prese con problemi d’amore e di sesso con la sua fidanzata (Christina Ricci) e delle confidenze con il suo miglior amico, un 60enne (Woody Allen) che come lui scrive testi per comici, ma che non risulta essere proprio la persona più equilibrata per comportarsi da maestro di vita e per dar consigli…

Commedia sentimentale di Woody Allen; leggera sì, ma fino ad un certo punto, visto che, oltre agli elementi classici della filmografia di Allen (sesso, psicoanalisi, donne, New York, jazz), è presente una spietata ironia nei confronti della società e un’ amara riflessione su temi seri quali l’olocausto, il fascismo, l’antisemitismo e la paura post 11 settembre.

Ma partiamo dal caro vecchio Woody Allen: l’autore-attore in questo film non è il protagonista assoluto della vicenda, si ritaglia invece la parte “da spalla” in Dobel, un ebreo 60enne, scrittore di testi per comici, professore solitario e depresso che vorrebbe insegnare ad un suo giovane amico cinismo e autodifesa, elargendo consigli su ogni tipo di problema esistenziale. Il giovane amico è Jerry (Jason Biggs), una sorta di allievo spirituale, scrittore come lui e incasinato con la vita, con il suo agente (De Vito), con l’amore e con la sua ragazza Amanda (Christina Ricci). Si capisce comunque presto che in realtà Woody Allen, con le sue nevrosi, paranoie, insicurezze e le interminabili sedute di psicanalisi a cui ci ha abituato, è presente più che mai nel film: ma non nel personaggio da lui interpretato bensì proprio nel giovane Jerry. Jason Biggs infatti risulta un vero e proprio alter ego di Woody Allen: perfetta controfigura dell’Allen giovanile capace di innamorarsi a prima vista (Io e Annie) e di soffrire atrocemente per amore. La voce narrante del protagonista del film è quindi quella del giovane Jerry che, come abbiamo visto fare tante volte dallo stesso Allen, ammicca allo spettatore, riassume, moraleggia , guarda verso la macchina da presa e dialoga con lei, magari spezzando la magia e il sogno del cinema ma comunque ottenendo un effetto comico esilarante e chiamando direttamente in causa lo spettatore assunto anche lui a ruolo di psicoanalista della situazione.

Raccontando così il film, la battuta viene facile: com’è l’ultimo film di Woody Allen? Anything else – Come tutto il resto (è la battuta con cui non a caso si apre e si chiude il film). Infatti, nella pellicola – che consiste in un’alternanza di scene in cui i due amici sono a spasso per la città, con flashback sull’esperienza passata di Jerry e momenti di esilarante commedia nel presente- non si trova nulla di nuovo rispetto alla filmografia di Woody Allen. Ma bisogna dire comunque (ed è questo il merito del regista) che, pur ritrovando situazioni già viste e conosciute, con questo film si torna a ridere con gusto (dopo gli ultimi film deludenti) grazie a una sceneggiatura spumeggiante e convincente, a un ritmo serrato, alla frenetica successione di battute e a due giovani attori che insieme funzionano benissimo.

Ma in realtà, a ben guardare, in “Anything Else” c’è uno sguardo che va oltre i soliti leitmotiv dei film di Allen, uno sguardo nuovo, fatto di allusioni (anche non troppo velate) e battute esplicite su “questioni serie”. Ed ecco allora che dietro quel sessantenne, che dispensa consigli e suggerimenti sull’amore, sul sesso, sulle donne e sulla psicanalisi, c’è un intollerante ebreo neyworkese, paranoico, convinto che la Gestapo non abbia mai smesso di cercarl e che si attrezza, di conseguenza, con un kit di sopravvivenza e con armi per la difesa personale. Il film, in questo senso, ci dice molto su questo inizio millennio: c’è Ney York che dopo l’undici settembre non è più la stessa e che vive in ansia perenne, c’è la paura ossessiva per un nemico misterioso che ti potrebbe colpire quando meno te lo aspetti, c’è la conseguente paranoia dell’autodifesa che porta i cittadini ad armarsi fino ai denti( come ha raccontato anche Michel Moore in Bowling a Colombine), c’è il fascismo (in senso lato) che mette in pericolo la libertà individuale e c’è la questione dello stato d’Israele che come ha detto lo stesso autore è metaforizzata nella figura del suo personaggio: “un uomo che ha il cuore dalla parte giusta ma che, dopo anni e anni di persecuzione, è cambiato; è come Israele che, nato come un paese meraviglioso, poi è stato colpito e perseguitato senza tregua ed è stato obbligato a schierarsi non sempre nel modo giusto, anche sbagliando fino a chiudersi nell’aggressività”.

Dopo le recenti delusioni (Criminali da strapazzo, Ho solo fatto a pezzi mia moglie etc..) Woody Allen ci regala, quindi, una commedia divertente e intelligente che ci invita a riflettere sull’uomo e sulla sua condizione e su quella della società di oggi dopo l’undici settembre.

Titolo originale: Anything Else
Durata: 108 min. (colore)
Paese: USA/Francia/Olanda/Inghilterra
Anno: 2003
Genere: Commedia,
Regia: Woody Allen
Cast: Christina Ricci, Jason Biggs, Woody Allen, Stockard Channing, Glenn Close, Danny DeVito, Jimmy Fallon, Diana Krall
Data di uscita: Venezia 2003
17 Ottobre 2003 (cinema)