Arcipelago Italia è il titolo del Padiglione italiano alla Biennale Architettura 2018 ed è, nelle parole del curatore Mario Cucinella, “un manifesto che vuole indicare possibili strade da percorrere per il rilancio dei territori interni, per dare nuovamente valore e importanza all’architettura e perché il lavoro degli architetti torni ad avere un ruolo di responsabilità sociale”.

L’Italia come arcipelago è prima di tutto una chiave di lettura del nostro paese che ribalta la tendenza urbanocentrica dominante nel panorama critico e mediatico dell’architettura degli ultimi decenni e si concentra sui territori interni del paese: piccole città, borghi storici, insediamenti dell’Italia rurale vengono raccontati, indagati, coinvolti e fatti oggetto delle proposte progettuali.

L’allestimento, che occupa le due Tese delle Vergini all’Arsenale, si organizza come un viaggio lungo la penisola: racconto e indagine nella prima tesa, percorso progettuale corale nella seconda.

Andiamo per ordine.

Apre il percorso la proiezione del docufilm L’altro spazio che racconta il viaggio del curatore nelle isole dell’Arcipelago, quel 60% di territorio che non rientra nelle città metropolitane. Si tratta dei luoghi in cui è nato e si è stratificato il sapere e le arti che hanno dato forma materiale e culturale al nostro paese, in un racconto in cui passato e presente dialogano venendo a costituire il campo d’azione per l’architettura contemporanea che si fa opportunità di rinascita per questi territori e strumento per le amministrazioni e le comunità.

Una selezione di architetture contemporanee, risultato di una call che ha visto arrivare più di 500 progetti, individua esempi costruiti o in corso di realizzazione, che pur collocandosi all’interno di insediamenti distanti dai grandi agglomerati, sono capaci di preservare il sistema di relazioni con il contesto spaziale e di rivelare la propria centralità nel dialogo tra le esigenze del presente e la stratificazione storica degli insediamenti rurali e del paesaggio che li connette. Questa raccolta di progetti è organizzata in otto itinerari che attraversano l’intera penisola dalle Alpi alle due isole maggiori intrecciandosi alle preesistenze fisiche dei luoghi e alle vicende che li hanno “informati” nei secoli.

La seconda tesa ospita cinque proposte progettuali che meritano un’attenta analisi perché hanno il valore, non scontato, di tradurre in progetto, nello specifico cinque edifici ibridi, l’obiettivo del manifesto. Un collettivo di sei studi emergenti, scelti perché legati al territorio e per il loro talento, affiancati da consulenti ed esperti di diverse discipline e dalle università locali, hanno lavorato su cinque aree strategiche perché emblematiche di temi ricorrenti: dal dibattito sul ruolo dell’arte e del patrimonio culturale nelle città, al tema della ricostruzione post sisma e del rapporto tra temporaneità e permanenza, dalla riconversione di aree dismesse e della necessità di spazi per la cura e la salute, al tema della mobilità e delle connessioni. Il risultato è il frutto di un processo che ha comportato anche il coinvolgimento e la partecipazione della cittadinanza e degli operatori economici.

La qualità dei progetti si esprime, secondo Cucinella “come empatia con i contesti, senso della misura e fattibilità, in virtù della capacità di interpretare le opportunità future e rispondere ai bisogni delle comunità.” In questo si manifesta la sua convinzione che l’architettura possa essere decisiva nel rilancio dei territori interni e che “debba tornare ad essere al centro della nostra cultura e del dibattito pubblico ed essere utilizzata come forma di rappresentazione anche dalla politica e dalle istituzioni per intraprendere scelte consapevoli sul futuro del Paese.”