Opera che rimpolpa la scarna presenza asiatica a questa edizione del festival, Arrested Memory di Sabu riconferma l’impressione che il Fuori Concorso sia diventata una sezione-calderone dove dare spazio alla dimensione spettacolare, in particolare per quegli autori ormai schiacciati dalle aspettative del pubblico generalista.

Capitano della polizia di Taipei, Lee (Ethan Juan) e gli uomini della sua unità si occupano dei casi più pericolosi, relativi alla criminalità organizzata. Durante una retata, i riflessi del capitano Lee lo tradiscono, portandolo a commettere un errore che costa la vita ai suoi sottoposti. Affetto da amnesia e attacchi di panico, decide comunque di dare una mano con il caso del rapimento del piccolo Kentarō, figlio di un facoltoso uomo d’affari giapponese (Tsutsumi Shin’ichi) residente nell’isola. Inviato sotto copertura sul luogo dello scambio, il poliziotto perde però improvvisamente la memoria, ritrovandosi a trasportare una valigetta piena di contante di cui ignora il significato: da qui in poi, la sua strada si incrocerà con quella di innumerevoli estranei – inclusi i rapitori di Kentarō – fino a che, per uno scherzo del destino, non si ritroverà a fare i conti col passato.

Arrested Memory

Frutto degli sforzi congiunti di due paesi che, proprio negli ultimi anni – a partire dall’introduzione di speciali incentivi fiscali nel 2023 nel caso del Giappone, e dal lancio del TICP (Taiwan International Co-funding Program) nel 2021 nel caso della Repubblica di Cina – hanno iniziato a spingere sull’acceleratore delle coproduzioni nell’ottica di aumentare la visibilità all’estero delle rispettive industrie cinematografiche, Arrested Memory rappresenta un risultato più intrattenente del recente Road To Vendetta (2025) di Njo Kui Ying – coproduzione nippo-hongkonghese, anch’esso un action vagamente in odore di John Wick su sicari e gang mafiose – ma manca di coerenza interna.

Se da un lato, infatti, Sabu si è imposto all’attenzione internazionale grazie alla sua combinazione di irriverenza, umorismo nero e rispetto delle convenzioni di genere, dall’altro non è ben chiaro che cosa Arrested Memory avrebbe dovuto essere nelle intenzioni del regista: come action, a eccezione dei primi cinque minuti e dei dieci conclusivi, ha poca o nessuna sostanza, dal momento che tutto quello che si riesce ad apprezzare sono un paio di mosse di judo e altrettanti colpi di arma da fuoco, senza nemmeno una parvenza di inseguimento nonostante le lunghe sequenze in aiuto; come commedia nera, non si riesce mai a godere completamente dell’assurdità delle situazioni perché il trauma di Lee, presentato in toni drammatici e talvolta persino horror, riaffiora periodicamente, lasciando lo spettatore incerto se compatirlo – anche alla luce di quella che è effettivamente una patologia neurologica – o ridere delle sua castronerie.

Sulla carta, pensata per intercettare i gusti di un vasto pubblico fuori dai confini dell’Arcipelago, Arrested Memory si rivela infine una pellicola le cui chance di sopravvivenza sono circoscritte al mercato interno giapponese – giacché a Taiwan, di action degni di questo nome, ancora se ne continuano a fare, come dimostrato dal felice proseguimento della saga di Gatao con GATAO: Big Brothers (2025).