Tra Vinicio Capossela e Giorgio Gaber, tra Manu Chao e Goran Bregovic lì si colloca Alessandro Mannarino, trentaduenne romano che dopo l’album d’esordio Bar della rabbia cerca d’imporsi col secondo lavoro, Supersantos.
L’artista, ispirandosi alla tradizione popolare dei cantastorie e dei musici di strada, ha l’esigenza di essere profondo, schietto e sincero. Un visionario cinico e romantico. Supersantos, uscito il 15 marzo, è composto da undici brani che raccontano un viaggio a piedi per le vie della città, dove si intrecciano vicende e personaggi legati ad un filo comune, quello della fine del mondo.
Mannarino con una chitarra strampalata racconta le storie della periferia di una Roma massacrata, palcoscenico di donne di porto, politici disperati, immigrati nei campi rifugiati, ubriachi, operai, amanti e vescovi. Personaggi esiliati in una terra di confine tra la quotidianità e la fantasia. Un artista, quindi, in grado di dipingere e tratteggiare con larghe pennellate di versi la realtà per trasformarla in un dipinto musicale fatto di poesia. Percorrendo l’album dall’inizio, veniamo trasportati in terre lontane con Rumba Magica, dove si fondano sonorità esotiche, che fioriscono in Serenata lacrimosa, pregnante d’echi balcanici e latini degna di feste in piazza dal profumo salentino.
In State zitta, Mannarino spoglia la chitarra ricostruendo quel rapporto intimo fatto di sussurri e grida, sorrisi e smorfie. A metà del viaggio spunta la seconda Serenata silenziosa, smaltita la sbornia iniziale della festa, qui ci si rassegna ad una realtà immobile, dove gli ignavi fanno da padroni. Pochi passi più avanti si incontrano le due donne del viaggio: nella prima, Maddalena, Mannarino fa spettacolo con uno stile “café chantant”, miscelando la canzone con il teatro e con la denuncia sociale; la seconda Marylou, adotta un altro genere popolare, trasformando la storia della donna in un delizioso pezzo jazz.
Conosciute le donne ci si può avvicinare a L’ultimo giorno dell’umanità dove non importa che tu sia pakistano, notaio o un padre gesuita, in “..una storia che vale poco come la fine del mondo..” tutti nascono e tutti muoiono. Supersantos, in conclusione, riesce ad avvolgerti, graffiarti e stupirti, dando il merito a “lo stornellatore de’ Roma” di superare a pieni voti l’ostacolo insormontabile del secondo album. .
Tracklist:
1. Rumba Magica2. Serenata Lacrimosa
3. Statte Zitta
4. Quando L’Amore Se Ne Va
5. L’Era Della Gran Publicitè
6. Serenata Silenziosa
7. Maddalena
8. Marylou
9. Merlo Rosso
10. L’Onorevole
11. L’Ultimo Giorno Dell’umanità
12. Donna Fugata





