Il Bergamo Jazz Festival ha aperto il sipario sulla sua rassegna più importante, Jazz al Donizetti, che ha visto già numeri da recond con oltre ottocento abbonati.

Ieri, 20 marzo, si è svolta, la prima delle tre serate in abbonamento al Teatro, con due set d’eccezione: il Dave Holland – Lionel Loueke duo seguito da Steve Coleman and Five Elements.
Dave Holland – Lionel Loueke duo
Il direttore artistico Joe Lovano l’ha definito “il maestro dei maestri” e Dave Holland ha tenuto fede alle aspettative. Sul palco del Donizetti, il contrabbassista si è presentato con un progetto recente: l’album United (Edition Records, 2024) inciso con il chitarrista Lionel Loueke, un viaggio artistico in cui le radici africane del chitarrista si fondono con la profonda influenza che Holland ha avuto nel jazz moderno.
La loro collaborazione in United arriva ad essere un vero e proprio dialogo, uno scambio artistico continuo. Infatti, la loro sintonia sul palco era evidente: un dialogo di spazi lasciati e abitati o condivisi, a creare un’esperienza unica.
Contrabbassista e compositore, Dave Holland vanta una carriera che parla da sola: il salto epocale lo fece nel 1968, quando Miles Davis lo ascoltò al Ronnie Scott’s Club di Londra, nel free jazz del contrabbassista che accompagnava i musicisti in visita. Davis, colpito dal suo talento, lo invitò nella sua band. Nacquero così album che divennero pietre miliari del genere, come Filles de Kilimanjaro, In A Silent Way, Bitches Brew.
Lionel Loueke, chitarrista e cantante del Benin, si è esibito per oltre quindici anni nella touring band di Herbie Hancock, che lo ha definito “un pittore musicale”, definizione più che adatta a uno dei chitarristi più innovativi apparsi sulle scene del jazz negli ultimi decenni.
Steve Coleman and Five Elements
A salire sul palco del Donizetti per il secondo set è stata la formazione del sassofonista di Chicago. Di ritorno a Bergamo a vent’anni esatti dalla sua precedente esibizione, c’erano con lui i suoi Five Elements: Jonathan Finlayson alla tromba, Rich Brown al basso elettrico e Sean Richman alla batteria.

Coleman ieri ha proposto il suo rodato e sempre efficace mix funk, che gioca sull’improvvisazione libera innestata su rigorose strutture compositive, quasi matematiche. Il ritmo è stato la colonna portante della loro esibizione e pochi tra il pubblico del Teatro sono riusciti a non battere i piedi a tempo.
Coleman, cresciuto tra funk, soul e blues nel South Side di Chicago, si trasferì a New York nel 1978 per suonare nella Mel Lewis–Thad Jones Big Band. Un dettaglio non scontato, che ha reso significativo l’avvicendamento sulla scena di due colossi come Holland e Coleman. Negli anni Ottanta, infatti, Coleman era parte del Dave Holland Quintet e ieri i due si sono ritrovati, ciascuno con la propria band, sullo stesso palco di un teatro tutto esaurito.






