Bergamo Jazz, Dee Dee Bridgewater chiude il festival al grido di “We Exist!”

We Exist! è il titolo dello spettacolo che ieri sera, 18 luglio, al Lazzaretto di Bergamo ha chiuso il Bergamo Jazz 2026.

Un titolo che è una dichiarazione d’intenti, un titolo che da solo basterebbe a definire la serata. Inoltre, se a capitanare la serata c’è la leggenda vivente che risponde al nome di Dee Dee Bridgewater, si capisce quanto sia potente l’idea artistica e sociale che c’è dietro e di come sia, in realtà, un vero e proprio incitamento alla lotta sociale.

We Exist!, il progetto artistico

La regina del canto jazz è affiancata da un trio di sole musiciste, talentuose e ben affiatate: Carmen Staaf al pianoforte, Rosa Brunello al basso e al contrabasso e Shirazette Tinnin alla batteria. 

Scelta di certo non casuale, una quinta donna sul palco, una presenza evanescente ma significativa: sull’abito di scena di Dee Dee, tra i fiori colorati campeggiava Frida Kahlo, altra donna-simbolo, come tutte quelle che Bridgewater cita a esempio da tutta la vita.

Il trio internazionale (e le altre presenze evocate e dichiarate nel corso del concerto) accompagna l’artista in un viaggio che passa da iconici inni di protesta a brani meno celebri, tutti volti, però, a sottolineare l’identità e il continuum che unisce chi è privato dei propri diritti attraverso la storia e le generazioni. 

People make the world, il brano d’apertura, come ogni buon incipit trasporta il pubblico nel pieno delle proteste degli anni Settanta, al refrain ripetuto e consapevole che sono le persone a far girare il mondo. Gli altri brani non sono da meno The danger zone di Ray Charles, Trying times di Roberta Flack, Mississippi Goddam di Nina Simone, How it feels to be free scritto da Billy Taylor e interpretato sempre da Simone, Gotta Serve Somebody di Bob Dylan e Compared to What di Gene McDaniels per il bis, richiesto e concesso con grazia, nonostante la costante minaccia di un brutto temporale.

Il concerto è anche un personale e riuscito omaggio ad Abbey Lincoln, un’artista che con la sua voce politica, spirituale e insieme poetica, ha contribuito a sbaragliare i limiti imposti alla figura degli artisti. Dee Dee ne racconta la carica sovversiva proprio prima di cantare le sue Throw it away e And it’s supposed to be love.

Con We Exist!, Bridgewater raccoglie l’eredità e rilancia la posta, viaggiando per tutto il mondo con l’energia inesauribile che la contraddistingue ancora, in un live dove memoria storica e presente si intrecciano.

La straordinaria e selvaggia presenza scenica e la voce potente e complessa dell’artista creano un’identità che sa intrecciare generi, mode e linguaggi. Un’identità che parla di libertà, di impegno, di speranza. Un’identità che arriva a urlare We Exist! a rivendicare, per chi non ha voce, il diritto di esistere, di essere ascoltato, di lasciare un segno, di essere consapevole e di non farsi dimenticare.

We Exist! è ben più di uno spettacolo: è un concetto necessario che la cantante interpreta ogni sera in un modo nuovo, mettendosi in gioco e inseguendo le orme delle grandi artiste che la ispirano da sempre (Billie Holiday, Ella Fitzgerald, Sarah Vaughan, solo per citarne altre tre), continuando così a emozionarsi e a emozionare il suo pubblico.

Non è un caso che lei stessa confermi quanto l’empatia e la scelta di una specifica narrazione siano gli elementi fondamentali per la sua capacità interpretativa e delle sue improvvisazioni: «Tutti i giovani interpreti dovrebbero imparare il modo di raccontare una storia» conclude.

Dee Dee Bridgewater, la sua carriera

Tre Grammy Award e di un Tony Award come miglior attrice non protagonista in un musical per The Wiz ma, soprattutto, una carriera lunga oltre cinquant’anni vissuta all’insegna di una continua reinvenzione di sé fin dagli esordi a fianco di nomi come Dizzy Gillespie, Dexter Gordon e Sonny Rollins.

A restare costanti, fin dalle prime esibizioni della giovane Denise Eileen Garrett (questo il vero nome dell’interpret|e, mentre il cognome le viene dal marito trombettista Cecil Bridgewater), sono il talento e l’impegno sociale, condensati nella potente vocalità di una donna diventata leggenda. La completa maturazione artistica di Dee Dee si compie negli anni Ottanta, dopo il suo trasferimento in Francia: affina il suo jazz, commistiona il tutto con la musica pop, crea un vero legame con i suoi ascoltatori che non si spezzerà più.

Bergamo Jazz Estate 2026

Si conclude così, dopo che il 2 luglio lo stesso palco aveva accolto la travolgente Fatoumata Diawara, la sezione estiva del Bergamo Jazz Festival. Due date uniche per il Nord Italia organizzate dalla Fondazione Teatro Donizetti e dall’Associazione Amici del Festival Pianistico Internazionale di Bergamo, con il sostegno di BCC Oglio e Serio.

Il concerto di Dee Dee Bridgewater, inoltre, è stato organizzato in collaborazione con A2A per Fondazione Banco dell’Energia: l’intero ricavato della serata sarà devoluto all’ente filantropico promosso da A2A e dalle sue Fondazioni AEM, ASM e LGH, che sostiene le persone in situazioni di vulnerabilità economica e sociale.

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