Il Bergamo Jazz Festival della Fondazione Teatro Donizetti di Bergamo è una delle rassegne più prestigiose nel panorama italiano ed europeo. Bergamo Jazz, che quest’anno si svolge dal 19 al 22 marzo, è apertura e innovazione: è evidente il rapporto fra tradizione e innovazione, anche per la scelta delle location, simbolo del patrimonio storico e culturale della città.

Il Jazz festival nel corso degli anni
Varata nel 1969, la Rassegna Internazionale del Jazz debuttò al Teatro Donizetti il 21 marzo con un programma di tre giorni. Il giornalista Franco Fayenz ricorda: «Ricordo quelle tre sere primaverili quando ci ritrovammo in pochi, troppo pochi, nella platea del teatro ad ascoltare il quartetto e la big band di Giorgio Gaslini, l’orchestra di Maynard Ferguson e il quintetto di Cannonball».
Da lì in poi, il festival conobbe una crescente fama fino al 1978, anno in cui l’organizzazione, l’Azienda Autonoma per il Turismo, lo trasferì al più capiente Palazzetto della Sport. Tra il 1969 e il 1978 si avvicendarono a Bergamo nomi del calibro di Keith Jarrett,Gerry Mulligan,Charles Mingus,Art Ensemble of Chicago,Herbie Hancock,Dizzy Gillespie,Anthony Braxton, Chick Corea e tanti altri.
Scriverà sempre Franco Fayenz: «La rassegna scoppiò letteralmente nelle mani degli organizzatori – la cui esperienza e competenza, nel frattempo, andavano crescendo – e il meraviglioso teatro Donizetti non bastò a contenere il pubblico sempre più folto, e talvolta minaccioso: erano diventati di moda gli “sfondamenti politici”». Erano anni tumultuosi.
Chiusa l’esperienza del Palazzetto dello Sport, la cui acustica non era ideale, la direzione ripropose la rassegna per altre due volte, nel 1982 e nel 1983, all’Auditorium del Seminario.
La Rassegna Internazionale del Jazz seppe gettare un seme che fu raccolto nel 1991, dopo una lunga pausa, da Bergamo Jazz, gestito dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Bergamo e dal Teatro Donizetti.
Tra le due versioni del festival c’è un legame ideale e la continuità è evidente anche sotto il profilo artistico, specchio fedele delle molteplici anime che coesistono nel jazz e nel mondo che gli gira attorno.
Al Donizetti, tornato sede del Festival, arrivarono altri artisti importanti: Ornette Coleman, Michel Petrucciani, un ben ritrovato Art Ensemble of Chicago, da John Scofield al trio di Paul Motian con Bill Frisell e Joe Lovano, financo personalità storiche come i sassofonisti Benny Golson e George Coleman, per fare solo qualche nome.

Gli anni 2000
Dal 2006, la Direzione artistica di Bergamo Jazz è affidata a un musicista di rilievo internazionale, allo scopo di ampliare la manifestazione anche in altri spazi. Il primo selezionato fu, dal 2006 al 2008, il pianista e compositore statunitense Uri Caine, volto con attenzione alla scena statunitense, ma che si aprì anche al latin jazz: su tutti, il cubano Chucho Valdés.
A seguire ci fu Paolo Fresu, con cui i riflettori si spostarono sul jazz del Vecchio Continente, senza dimenticare i suoi programmi trasversali con ospiti come Gilberto Gil, il maestro brasiliano, Chick Corea e Gary Burton, Stefano Bollani e altri.
Enrico Rava ha continuato poi sulla linea, con grandi musicisti benvoluti della critica internazionale: Brad Mehldau, Jason Moran, Craig Taborn, Ambrose Akinmusire, Tim Berne, e le rivelazioni The Bad Plus, Myra Melford e una delle menti più lucide del jazz italiano, Stefano Battaglia.
La direzione artistica di Dave Douglas è iniziata nel 2016. Per lui il jazz è una musica viva, dove regna una molteplicità di voci in evoluzione, come si vide dai nomi selezionati: Geri Allen e Kenny Barron, Anat Cohen, Louis Moholo-Moholo, e il giovane Mark Guiliana, scelto da David Bowie per il suo ultimo album Blackstar. Douglas introdusse diverse novità, prima fra tutte Scintille di jazz, la rassegna dedicata ai nuovi talenti, affidata al sassofonista bergamasco Tino Tracanna, che si dipana in vari luoghi di Città Bassa e Città Alta, come altri appuntamenti del Festival, per la prima volta anche all’Accademia Carrara e alla Biblioteca Angelo Mai. Il 2018, per la quarantesima edizione del festival, sempre Douglas allestì un programma articolato con due eventi straordinari dedicati: un concerto che vide eccezionalmente sullo stesso palco i quattro direttori artistici di Bergamo Jazz e una mostra fotografica per rivivere i momenti salienti del Festival.
L’ultima sera dell’edizione 2019 di Bergamo Jazz, lo stesso Dave Douglas ha presentato il suo successore: la cantante Maria Pia De Vito. Annullata l’edizione 2020 a causa del sopraggiungere della pandemia Covid-19, Bergamo Jazz ha avviato una serie di iniziative in streaming, incluso un concerto della cantante israeliana Noa trasmesso su canali social internazionali e anche su Rai 1. L’attività concertistica è ripresa nell’estate del 2020 e poi nel giugno 2021 con alcuni appuntamenti legati alla riapertura del Teatro Donizetti e l’edizione del festival eccezionalmente riposizionata a settembre. La direzione artistica di Maria Pia De Vito è proseguita nel 2022 e 2023, anni in cui il festival ha ulteriormente consolidato la propria presenza in città, coinvolgendo nuove location.
Nel 2023, anno di BGBS – Capitale Italiana della Cultura, Bergamo Jazz ha ideato un progetto speciale chiamato Panorchestra, un’orchestra di giovani talenti diretta da Tino Tracanna, che si è esibita anche al Teatro Grande di Brescia.
Nel 2024 la direzione artistica arriva a Joe Lovano, sassofonista e compositore internazionale, che ha dato un’impronta personale al programma con uno sguardo alla tradizione del jazz e alle sue proiezioni future, che trova il suo culmine nel programma presentato quest’anno.
Il programma completo del 2026 si trova qui.







