Biennale Architettura 2016 – Reporting from the front

L'architettura dove fa la differenza

Una distesa di pietre e una donna che osserva l’orizzonte dal penultimo gradino di una scala di alluminio. Nemmeno una piccola capanna si profila all’orizzonte. Questa è l’unica immagine proiettata oggi durante la conferenza stampa della 15. Esposizione Internazionale di Architettura.
La Biennale di quest’anno è forse dedicata allo spazio vuoto?

Certo che no. Quello che non sappiamo è che la signora è un’archeologa e si trova sulla scala per osservare le linee Nazca – antichi disegni tracciati sul terreno.
Grazie a questa informazione l’immagine cambia prospettiva, la donna vede qualcosa in più rispetto a noi bloccati a terra, lei con la sua scala ha trovato un punto di vista diverso e incontrato così una meraviglia.

La foto scattata in Sud America da Bruce Chatwin è stata scelta come icona della 15. Biennale di Architettura poiché “sintetizza l’approccio voluto dare a questa Biennale” – parole del curatore, il cileno Alejandro Aravena. Questa foto rappresenta la capacità di vedere nuovi orizzonti attraverso un diverso punto di vista. È ormai da anni che si lamenta il progressivo allontanamento dell’architettura dalla sfera sociale o che si additano “immense zone abitate dall’uomo delle quali l’uomo non può certo andare orgoglioso” e questa volta le parole sono del presidente della Biennale Paolo Baratta. Ora è arrivato il momento di guardare avanti e di ricercare la contro tendenza, ovvero quelle esperienze che, grazie a una diversa prospettiva, hanno contribuito a migliorare la qualità della vita dell’uomo, compito basilare dell’architettura.

Aravena ha invitato diversi professionisti a condividere le loro esperienze dato che l’architettura, sostiene il curatore, è chiamata ad affrontare svariate questioni sia pratiche che intangibili. “La nostra proposta curatoriale è pertanto duplice: da una parte vorremmo allargare l’arco dei temi ai quali l’architettura dovrebbe fornire delle risposte, aggiungendo esplicitamente alle dimensioni culturali e artistiche quelle che si collocano sul lato sociale, politico, economico ed ambientale dello spettro.
Dall’altra parte vorremmo evidenziare il fatto che l’architettura è chiamata a rispondere a più di una dimensione alla volta, integrando una varietà di ambiti anziché scegliendo uno rispetto all’altro.”
“Reporting from the front” vuole quindi dimostrare la possibilità di un’azione architettonica operata simultaneamente su diversi fronti per risolvere alcune questioni cruciali della vita umana. I temi individuati dal curatore e il suo team per questa Biennale sono 12: segregazione, disuguaglianze, periferie, accesso a strutture igienico-sanitarie, disastri naturali, carenza di alloggi, migrazione, informalità, criminalità, traffico, spreco, inquinamento e partecipazione delle comunità. Tutte tematiche “calde” del nostro presente sulle quali il pubblico potrà riflettere grazie appunto alla “condivisione di successi e casi emblematici nei quali l’architettura ha potuto, può e potrà fare la differenza”.