Il 46. Festival Internazionale del Teatro, dedicato al tema dell’attore/performer, presenta un intreccio giornaliero di percorsi assai denso, i cui fili si dipanano attraverso gli spazi dell’Arsenale in molteplici direzioni. Nel menu di scena di giovedì 26 e venerdì 27 luglio, in particolare, spicca la presenza trasversale di un autore come Clément Layes, coreografo e performer di stanza a Berlino dal 2008 (dove ha co-fondato la società Public in Private insieme a Jasna L. Vinovrski), con due spettacoli di grande impatto e qualità espressiva. Punto di congiunzione tra coreografia, arti visive e filosofia, le sue opere si focalizzano sull’osservazione della vita quotidiana, tra meditazione metafisica e teatro dell’assurdo; ne fa fede Allege, in replica giovedì 26 luglio alle Tese dei Soppalchi dell’Arsenale (ore 19.00), non meno del successivo Things that surround us (venerdì, ore 21.15, Teatro alle Tese). Il critico Frank Schmid al proposito osserva: Nello spettacolo Layes fa saltare la relazione fissata tra oggetto, parola, corpo… Il suo messaggio è: modificando leggermente il modo in cui si guardano sistemi di classificazione consolidati, lavorando e mettendo fine alla routine, chiunque è in grado di formare nuove relazioni con gli oggetti e con il mondo e questo vale anche per l’intera società. (…) Un’utopia che Layes, con metodi assurdi, sviluppa in modo infantile e con un rinnovato senso di giocosità”. Un orizzonte creativo sempre colto e stratificato, di cui Layes stesso è chiamato a mettere a parte il pubblico, coadiuvato dal critico di teatro Claudia Cannella (giovedì, ore 17.00) in occasione dell’incontro previsto negli spazi del Giardino della Marceglia.

Tornando alla serata di giovedì, si segnala l’ultima parte del trittico Uni*From (Teatro alle Tese, ore 21.00) che Simone Aughterlony ha dedicato a Jen Rosenblit (da New York, Bessie Award per la danza). Sulla scena, dal preambolo visivo di sei bambini intenti ai loro giochi si passa a un gruppo di sei adulti, in uniforme da poliziotti, dediti a esercitare in maniera irriverente il potere incarnato dalla loro divisa, con risultati spesso grotteschi, che le stesse artiste commentano con acume: Gruppo che detiene ed esercita un potere discrezionale su tutta la società, il corpo di polizia è simultaneamente parte del tessuto sociale e ai margini dello stesso, una rete imposta che soffoca il dissenso o qualsiasi cosa si esprima in antitesi alla struttura sociale normativa. (…) Al centro dello spettacolo c’è un gioco tra il dominio del desiderio, l’ubiquità del potere e un profondo interesse per le interazioni umane (e non umane)”.

Grande attesa inoltre per l’esordio italiano alla Biennale Teatro di Davy Pieters (venerdì, ore 19.00, Teatro alle Tese), trentenne regista olandese che in pochi anni ha catturato l’attenzione della scena europea ispirando i suoi spettacoli al tema della percezione collettiva della violenza, confrontandosi con un linguaggio vicino ai codici degli youtubers. Il suo How did I die è una specie di crime story concepita in un clima allucinatorio, con una scena del delitto continuamente ricostruita, ogni volta in modo diverso, e la performance è come un videotape che si svolge e si riavvolge; cuore dell’operazione, una riflessione scenica sui meccanismi di costruzione della “verità”, e gli effetti assai dubbi di avvicinamento al “vero” legati a un approccio in apparenza sistematico, in realtà forse ancora più aleatorio.

Attraversa le due giornate e giunge a conclusione, nelle due repliche finali presso il foyer del Teatro alle Tese (giovedì alle 20.45, venerdì alle 20.30), Oblò, l’inquietante performance di Giuseppe Stellato centrata sul mondo delle immagini e sul cortocircuito tra finzione e realtà, mettendo di fronte la “vita” di una lavatrice, oggetto familiare e rassicurante, e la “morte” del performer. Forse la tecnologia di oggiosserva l’autore, “oltre a facilitare le comunicazioni, ci fa da filtro con la realtà che abbiamo intorno, lavandoci un po’ la coscienza. Come fa la lavatrice con i nostri panni sporchi. Come succede a noi davanti all’immagine di una morte, magari di un bambino”. Da non perdere, data l’attualità del tema e i suoi particolarissimi risvolti creativi, l’approfondimento con lo stesso Stellato, a cura di Claudia Cannella, negli spazi del Giardino della Marceglia (venerdì, ore 17.00).

Al termine dell’ultimo spettacolo, ogni sera una navetta messa gratuitamente a disposizione degli spettatori partirà dalla Fermata delle Gaggiandre per S. Elena, S. Zaccaria, Zattere, Tronchetto, Piazzale Roma.

Qui (pdf) il programma delle due giornate nel quadro completo del festival.