Ivo, attempato imprenditore, da anni è a capo di un’importante azienda ceca, che amministra insieme al figlio e al genero. Quando un creditore della società reclama un misterioso (ma molto consistente) debito mai saldato, i sospetti cadranno sulla contabile Marie, cinquantenne che sogna, anche a costo di compiere azioni illegali, un futuro con un improbabile fidanzato americano conosciuto su Internet… prende così le mosse una tragicomica vicenda a metà strada tra giallo e dramma sociale sulle piccole miserie umane, ironicamente commentate dai nutriti stormi di uccelli che seguono la storia…

Olmo Omerzu, regista trentasettenne nato in Slovenia ma ormai, di fatto, naturalizzato ceco – ha studiato alla celebre scuola di cinema praghese FAMU e proprio nelle terre boeme ha realizzato tutti i suoi progetti dietro la macchina da presa – torna in concorso a Karlovy Vary, dove nel 2018 si era già aggiudicato il premio per la miglior regia con Winter Flies. Se però tre anni fa il road movie caricaturale in cui due ragazzini picchiatelli sfrecciavano in macchina tra le campagne centroeuropee senza una meta precisa – con la conseguente inconcludenza narrativa – aveva lasciato perplessi i piu’, questa volta Omerzu centra senz’altro maggiormente l’obiettivo con un film d’autore originale, a tratti spiazzante, ma sempre ben focalizzato su una vicenda dalla portata universale, nei suoi risvolti tanto sociali quanto psicologici.

Ivo (interpretato dal noto attore ceco Miroslav Donutil, per cui di fatto è stato scritto questo ruolo) non è solo un tipico, autoritario pater familias di antico stampo incapace di aprire un canale affettivo con i propri figli, ma anche il rappresentante di una vecchia generazione di imprenditori abituati a lavorare sodo e a tenere le redini della propria attività rigorosamente sotto controllo, con il costante obiettivo dell’aumento del fatturato: possiamo facilmente immaginarne la rapida carriera durante il tripudio del capitalismo nella Repubblica Ceca post-comunista. Per Ivo – e per il suo sistema cardiocircolatorio sempre a un passo dall’infarto – si rivela dunque tanto piu’ arduo accettare il caos finanziario in cui l’azienda precipita all’inizio del film. Caos in cui men che meno potranno districarsi il figlio e il genero, ben meno rampanti, succubi di una figura ingombrante sia al lavoro che tra le mura domestiche e tanto piu’ inetti nella gestione dell’impresa di famiglia in un contesto ormai dominato da non meno ingombranti multinazionali, cinesi in primis.

Quella che pare una versione ceca della serie americana Succession, anch’essa incentrata su un patriarca del business sul viale del tramonto e sulla complicata gestione della sua eredità da parte dei figli, viene complicata ed arricchita dalla linea narrativa della contabile Marie, un personaggio irritante ed ambiguo con cui è però difficile non empatizzare nella sua ricerca del grande amore prima del famigerato punto di non ritorno dell’età pensionabile: si ride proverbialmente per non piangere mentre si segue il dipanarsi della trama, scoprendo, nello scioglimento finale, che non è stata solo “sedotta e abbandonata”, ma anche astutamente ingannata, e il tutto senza dover nemmeno uscire dalla sua pagina Facebook, altro segno tangibile dei nostri tempi dove la comunicazione quasi unicamente online ha sostituito i lunghi epistolari amorosi di ottocentesca memoria.

Omerzu e l’ottima squadra di attori, tra movimenti scattosi e tic nervosi, mantengono un sapiente equilibrio sul filo di un’amara satira venata di umorismo nero, risultando credibili e caricaturali insieme. Ma un discorso a parte se lo meritano sicuramente anche gli uccelli delle specie piu’ disparate che, in una serie di intermezzi surreali, “dicono la loro” su quanto sta accadendo e a tratti paiono quasi mettere in guardia il protagonista nei suoi momenti di riflessione – anche se l’“Atlante degli uccelli” del titolo è in realtà la rubrica telefonica di Ivo, avvezzo ad attribuire nomignoli ornitologici alle numerose amanti con cui stempera la tensione sul lavoro, e non certo sensibile alla voce istintiva della natura…

Il risultato può ricordare una stralunata tragedia greca dei nostri tempi, non a caso proprio con gli uccelli a fare da coro le cui variopinte voci commentano ironicamente la vicenda e, allo stesso tempo, se ne distaccano indifferenti, riservando piuttosto allo spettatore filosofiche perle di saggezza sull’esistenza della nostra specie, che trascende ampiamente i meri grattacapi economici e/o sentimentali di Ivo, di Marie e delle loro famiglie. Come sappiamo dalla notte dei tempi – anche se preferiamo scacciare questo fastidioso pensiero – noi piccoli uomini ci lasciamo ossessionare dalle piccole soddisfazioni delle nostre piccole vite, facendoci, volenti o nolenti, terra bruciata attorno ed ignorando ostinatamente una Natura ben piu’ grande di noi (ogni lontano riferimento alla crisi climatica in atto non è puramente casuale). Ma la Natura continuerà tranquillamente il suo corso, con o senza di noi: e ce lo ricorda anche lo sberleffo finale, rivolto tanto ai personaggi del film quanto agli spettatori in sala dagli uccelli di questo curioso “Atlante”.