Vita, morte e miracoli dei leggendari Queen e dell’iconico frontman Freddie Mercury arrivano al cinema con un biopic ammiccante che non si concede il lusso di rischiare. La storia cinematografica dell’amatissimo gruppo britannico, dagli inizi nei pub universitari all’epica performance del Live Aid al Wembley Stadium, attraversa i momenti topici della band con andamento puntuale e lineare, rimanendo dichiaratamente in superficie.

Lo script di Bohemian Rhapsody nel tempo ha subito numerose rivisitazioni, ma immaginiamo che della sceneggiatura originale di Peter Morgan, già autore dell’illuminante biografia cinematografica di un’altra Queen, Elisabetta II, sia rimasto ben poco. La versione finale, nelle mani del solido Brian Singer, qui in versione al 100% hollywoodiana, racconta la nascita del gruppo, il successo, la crisi e la resurrezione dei Queen, in un folto susseguirsi di celebri e immortali canzoni che faranno la felicità di tutti i fan degli autori di We are the Champions.

Ma l’anima profonda dei Queen e di Freddie Mercury rimane sempre celata, sistematicamente nascosta – se non accennata per sommi episodi – in favore del più coinvolgente racconto musicale che tutti (ma proprio tutti) non possono che condividere. Così di Farrokh Bulsara (vero nome dell’immenso performer nato a Zanzibar), del geniale chitarrista astrofisico Brian May, del bassista vero anticonformista ingegnere elettronico John Deacon e del batterista dentista Roger Taylor, nonostante le buone performance attoriali e la spiccata somiglianza fisica dei protagonisti, seguiamo una vicenda che sembra tratta da Wikipedia, ma che ha comunque il potere di far muovere a ritmo di rock anticonvenzionale mani e piedi dello spettatore.

Gwilym Lee (Brian May) and Rami Malek (Freddie Mercury) star in Twentieth Century Fox’s BOHEMIAN RHAPSODY. Photo Credit: Alex Bailey.

D’altra parte, Bohemian Rhapsody non poteva prescindere dalla musica, vero catalizzatore dell’eterogenea formazione inglese, al di là del messaggio anticonformista trasmesso dall’immagine della voce solista della band. Tutto molto facile, commozione e divertimento inclusi, ma i Queen sono molto di più.