Dopo L’Elisir d’amore, a Bolzano la Fondazione Haydn porta sul palco Il segreto di Susanna di Ermanno Wolf-Ferrari e La notte di un nevrastenico di Nino Rota, due gioielli del Novecento rari nei cartelloni d’opera. Sono esempi diversi di comicità che dissacrano difetti e manie della società del tempo con linguaggi apparentemente di facile comprensione, ma in realtà più complessi.
Il segreto di Susanna rielabora il Settecento di Mozart e Pergolesi in forme moderne, senza dimenticare il lascito di Rossini, Verdi, Wagner e la Vienna di Strauss e Lehár. La gelosia del Conte Gil nasce da un fraintendimento minimo e si sviluppa nello spazio domestico della coppia borghese. La scrittura musicale riflette questa visione attraverso una forma chiusa, ricca di gradazioni di articolazione dinamica davvero stupefacente e teleologicamente orientata alla chiarificazione finale. L’orchestra non amplifica il conflitto, ma lo sorveglia, lo contiene; anche quando la tensione esplode rimane sospesa in una dimensione di ironia controllata.
La notte di un nevrastenico mette al centro dell’azione un protagonista non inserito in una relazione che possa correggerne il comportamento. Neppure esiste un equivoco da sciogliere, in quanto sono i personaggi secondari a diventare elementi di disturbo involontario nel piano escogitato dal protagonista. La nevrosi non è episodica, ma stato permanente. La musica rinuncia consapevolmente allo sviluppo lineare. La reiterazione ossessiva dei materiali, la frammentazione del discorso, l’assenza di una vera risoluzione traducono in forma sonora una concezione del soggetto moderno come entità scissa, incapace di progresso narrativo. La comicità perde la sua funzione conciliatoria e diventa espositiva, non risolvendo il disagio, ma mettendolo a nudo.



Il regista Stefano Vizioli dà una lettura abbastanza chiara di entrambi i titoli. Nel Segreto punta a un gesto teatrale misurato e funzionale alla chiarezza del discorso musicale, lavorando per sottrazione e rispettando la logica di una partitura che vive di equilibrio e di controllo formale. Gli scambi tra i personaggi sono costruiti su sguardi, pause, piccoli spostamenti, evitando ogni sovraccarico mimico. Tempo musicale e tempo teatrale coincidono quasi perfettamente: la scena segue la musica, ne rispetta le proporzioni, ne riflette la chiarezza formale. Nella farsa di Rota, il corpo del nevrastenico catalizza il grottesco. I suoi tic diventano partitura gestuale che mette in evidenza l’ineluttabilità della nevrosi, coerentemente con la poetica musicale di Rota. Vizioli non rinuncia qui a qualche cliché, ma è poca cosa nel complesso della serata.
Le scene di Eleonora De Leo sono improntate a un minimalismo funzionale. Se un ingombrante naso dialoga con lo spazio occupato da due piattaforme mobili che ricreano l’interno borghese di Gil e Susanna, nel Nevrastenico un orecchio gigante sovrasta la camera del matto e dei dirimpettai. Spiegone scontato per enfatizzare i sensi dell’olfatto e dell’udito. I costumi di Anna Maria Heinreich riprendono le fogge dell’epoca degli atti unici, seppur nel secondo ci siano alcuni anacronismi (cordless e pc), mentre Vincenzo Raponi cura un disegno luci discreto e ben armonizzato nel contesto.



Sul podio Giuseppe Grazioli conferisce unità e senso teatrale all’intero dittico. Ne Il segreto di Susanna ha gesto leggero ed elegante. Al netto di qualche sovrapposizione sui cantanti, l’Orchestra Haydn restituisce un suono brillante e pieno. Ne La notte di un nevrastenico il direttore evidenzia il carattere grottesco e caricaturale della partitura senza scadere nell’effetto eccessivo, mantenendo sempre la coerenza strutturale.
Nella prima parte si distingue Sara Cortolezzis, Susanna dalla linea di canto omogenea e disinvolta nel registro acuto, con buone doti di attrice. Danylo Matviienko è un Conte inizialmente acerbo che recupera successivamente in timbro e fraseggio. Julian Lambert veste i panni del cameriere muto Sante, costretto da Vizioli a frizzi e lazzi circensi che poco hanno a che fare con la sobrietà di Wolf-Ferrari. Nella seconda parte, Bruno Taddia spadroneggia come Nevrastenico da manuale, ricco di tic, sempre chiaro nel canto e nel fraseggio. Lo affiancano Matteo Loi, Portiere preciso; Antonio Mandrillo come Commendatore autorevole, seppure ridotto a macchietta; Samantha Faina e Giovanni Petrini, la coppia di amanti focosi, che con voce decisa e ottima presenza scenica punteggiano di sospiri il delirio del protagonista; Daniele Contessi quale Cameriere puntuale e scenicamente efficace. Cecilia Rizzetto, Lorenzo Zillere e Maria Giuditta Guglielmi completano il cast quale personale dell’albergo che ben risolve il suo compito.
Simone Di Biagio, Lorenzo Mauro Rossi, David Thaler e Paolo Tonezzer sono i figuranti che intervengono nell’intermezzo sinfonico del Segreto con un balletto stile Ginger Rogers e Fred Astaire e nella seconda parte come ombre sullo sfondo.
Successo per tutti alla prima del 7 febbraio.
Luca Benvenuti






