Non capita spesso che un cortometraggio d’animazione salga agli onori della cronaca, e le rare volte in cui succede si tratta quasi sempre di uno dei celebri corti Pixar che precedono ogni lungometraggio della nota casa di produzione. A fare eccezione in questo caso è Borrowed Time, cortometraggio diretto da Andrew Coats e Lou Hamou-Lahdj, già animatori per la Pixar Animation Studios come gran parte dello staff che ha lavorato al film, che resta tuttavia una produzione indipendente dal brand Pixar.

Il corto, presentato a partire dall’anno scorso in diversi festival americani ed europei ma diffuso online il 14 Ottobre scorso, ha fatto molto parlare di sé in questi giorni non solo per la qualità delle animazioni e dell’apparato tecnico, ma soprattutto per i toni fortemente drammatici della trama.
Ambientato in uno scenario western, Borrowed Time riesce, in soli 6 minuti, a raccontare un episodio incredibilmente drammatico che si presenta come una riflessione sulle conseguenze che le nostre azioni hanno sul nostro futuro (ogni altra informazione sulla trama rovinerebbe la visione del corto).

Borrowed Time short directed by Andrew Coats and Lou Hamou-Lhadj, produced by Amanda Jones.

Per stessa ammissione degli autori, la scelta di tematiche così cupe voleva essere una sorta di invito a una riflessione sul ruolo dei film d’animazione nel panorama cinematografico odierno: quella che nasce come una semplice tecnica di realizzazione, applicabile a qualsiasi genere, è ormai di fatto diventata un genere in sé. I grandi blockbuster animati infatti risultano essere quasi sempre commedie con elementi del film d’avventura e del racconto di formazione, indirizzati per lo più a un pubblico infantile o preadolescenziale.

I due registi invece decidono di prendere in prestito stilemi e soluzioni grafiche che il pubblico è abituato a vedere nelle grandi produzioni Pixar per utilizzarli in un prodotto che appartiene senza ombra di dubbio al genere drammatico, come a dimostrare che un altro modo di fare cinema d’animazione è possibile.

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Certamente Borrowed Time non è il primo film d’animazione occidentale drammatico (precedenti ben noti possono essere Mary & Max di Adam Elliot, Anomalisa di Charlie Kaufman o il fantascientifico Metropia), ma un film simile manca ancora al repertorio Pixar, e questa riflessione viene spontanea soprattutto nel momento in cui lo spettatore riconosce visibilmente i tratti tipici della nota casa di produzione (ad esempio, nella realizzazione dei volti, i due personaggi del corto ricordano rispettivamente il villain di Up Charles Muntz e il possente Fergus dal film Brave).

Al di là dell’importanza simbolica che un corto del genere può avere, Borrowed Time si distingue per una fotografia e uno studio delle ombre senza precedenti per quanto riguarda le grandi produzioni Pixar e DreamWorks, pur trattandosi di una produzione (almeno sulla carta) indipendente.
In conclusione, seppure attraverso una forse troppo semplice anche per un corto d’animazione, Borrowed Time riesce in soli 6 minuti a regalare un’esperienza intensa allo spettatore, facendo venire voglia di vedere più film drammatici animati in sala.