Come si racconta una vita? Come fare per non perdere e fissare nella memoria collettiva i ricordi che vale la pena “scolpire nella pietra”? E come farlo quando la vita da raccontare è quella di una donna come Marianne Faithfull, cantautrice, cantante, attrice e icona che per decenni è stata una figura di spicco nel panorama culturale contemporaneo e che continuamente si è reinventata sovvertendo le aspettative? Da questi presupposti prende spunto Broken English, che Jane Pollard e Ian Forsyth presentano Fuori Concorso alla Mostra del Cinema di Venezia 2025.
Relegata sovente al solo ruolo di “compagna di Mick Jagger”, al centro delle cronache scandalistiche e dell’attenzione sbagliata dei media specie negli anni Sessanta e Settanta, aspramente criticata per aver scritto brani celebri come Sister Morphine, con un testo che la prospettiva misogina dell’epoca reputava sbagliato e offensivo cantato da una donna, Marianne Faithfull è stata spesso raccontata in maniera parziale senza rendere giustizia a un talento brillante e dirompente.
Quello che Pollard e Forsyth realizzano con Broken English è un racconto documentaristico ambientato nel Ministero della Nondimenticanza, un luogo fittizio, un archivio in cui la memoria incontra il mito e in cui è la stessa Marianne Faithfull a guidarci – insieme a Tilda Swinton e George MacKay – nei passaggi cruciali della sua vita, finalmente ricostruita con l’importanza che merita, dando il giusto peso a quei ricordi che hanno fatto della cantautrice una figura iconica.
La prospettiva è intima, in un dialogo continuo tra immagini di archivio e racconti della stessa Faithfull, con i tasselli di un mosaico che ricompongono una vita straordinaria. Broken English è un’opera unica nel suo genere, onesta e poliedrica come la sua creatrice, necessario ricordo e testimonianza di una donna che ha lasciato il segno e che anche grazie a questo film non verrà mai dimenticata.










