Thida, spirito guardiano di un vecchio cinema a un passo dalla demolizione, deve fare i conti con la propria esistenza di fantasma e la scelta della rinascita. Quando incontra Hai, un umano con cui stringe un profondo legame, il loro rapporto la costringe ad affrontare il suo destino spirituale, ma anche la realtà di un Paese segnato da un massacro che imbocca un profondo cambiamento sociale.
Il film
Gli spazi minimi – il cinema in rovina, gli spazi aperti, un cielo immenso sopra l’orizzonte – e la sceneggiatura necessaria, mai ridondante, caratterizzano una pellicola che mette lo spettatore di fronte alle grandi domande della vita.
In Becoming human, il cambiamento di sé e della propria esistenza, indagate come le fasi dell’elaborazione del lutto, in un contesto insolito come l’animismo degli spiriti guardiani, offono una serie di prospettive nuove. La vita dei protagonisti cambia, proprio come la società e il Paese attorno a loro: il genocidio è solo accennato, ma pesa lugubre e indimenticabile in molti dialoghi.
Quelle che sembrano decisioni inevitabili, secondo un arco di trasformazione dei protagonisti verosimile, diventano scelte consapevoli e restituiscono allo spettatore, tra i silenzi e le lunghe inquadrature mai ridondanti, il giusto respiro per l’introspezione immediata.
La parola al regista Polen Ly
«Scrivere Chiet Chea Manusa è stato come un viaggio meditativo che mi ha permesso di riflettere su cosa voglia dire essere umani in un paesaggio marcato da traumi e trasformazioni. Come figlio di una famiglia che ha vissuto il genocidio cambogiano e come regista nel presente, ho visto persone che si sono viste portar via casa, mezzi di sussistenza e ambiente naturale a causa di ingiuste forme di sviluppo e cambiamento. Mi sento come bloccato in uno spazio e in un tempo in cui i traumi del passato e del presente si sono incatenati tra loro.
In Chiet Chea Manusa, il legame tra i due protagonisti è una rappresentazione della confluenza tra le vecchie e le nuove generazioni. Hanno in comune una fragilità simile. Ciascun personaggio si trova di fronte alla scelta se avanzare verso la fase successiva della vita. La natura è fragile, ma allo stesso tempo porta con sé una qualità universale: fa diventare resilienti. La forza mentale per passare da uno stato di fragilità a uno di resilienza ci è dato dalla speranza e dalla compassione. In questo paesaggio traumatico in cui continuano a ripetersi gli echi del passato, essere umani vuol dire trovare la capacità di prosperare insieme gli uni con gli altri, con compassione.»
Cos’è la Biennale College Cinema
Biennale College Cinema è un’iniziativa che promuove nuovi talenti nell’ambito del cinema, offrendo loro di operare a contatto con maestri, per la realizzazione di lungometraggi a micro-budget. Dal 2012 a oggi, sono pervenute 2700 proposte e di queste, 68 sono diventate lungometraggi.
Le quattro pellicole di quest’anno – Agnus dei, Becoming human, One woman one bra, Secret of a mountain serpent – hanno goduto di un finanziamento di duecentomila euro per la realizzazione dell’intero progetto in dodici mesi.
Biennale College Cinema, sostenuta dal Ministero della Cultura e da Chanel, si avvale della collaborazione accademica con The Gotham Film & Media Institute di New York e del TorinoFilmLab. Direttore ne è Alberto Barbera e Head of Programme Savina Neirotti.









