“Cinebrivido” di José Pablo Feinmann

Niente è scritto

Fernando Castelli è un trentenne con gli occhialetti alla Trotsky che scrive sceneggiature (invendute), con una smodata passione per il cinema, costretto ad arrabattarsi tra due lavori per sopravvivere al pressing d’una madre piuttosto ingombrante, Donna Clara: uno la mattina, presso la piccola videoteca Il bacio della morte e un altro da tuttofare per la casa di produzione e distribuzione cinematografica Todofilm.

La sua vita potrebbe incedere tranquilla, se non fosse per un’ossessione: vendere la più grande storia vera mai raccontata e ricavarne il più straordinario film mai realizzato, grazie alla produttrice Greta Toland e in cambio di tre milioni di dollari. Ciò lo indurrà a compiere una serie di delitti, suffragato dall’aiuto di Jack lo Squartatore, il quale gli apparirà improvvisamente dinanzi avvolto da una leggera bruma, a mo’ di Humphrey Bogart con Woody Allen in Provaci ancora, Sam (Play It Again, Sam, 1972).

Feinmann trae ispirazione dal testo televisivo di una miniserie trasmessa nel 1993 per il ciclo Luces y Sombras, a cura di Oscar Barney Finn, e ne ricava un thriller satirico ambientato nell’Argentina anni Novanta, sebbene ancora relegata ai margini della società redentorista anni Settanta.

Nonostante l’approccio scanzonato, l’autore pone l’accento sui tratti salienti della dittatura militare argentina (1976-81): dall’antefatto del massacro di Ezeiza (1973), per mano dell’organizzazione terroristica di estrema destra Tripla A (Alleanza Anticomunista Argentina), fino al dramma dei desaparecidos.

In una realtà così manichea anche il linguaggio della ‘nuova televisione’ e la morbosità dei media cambiano, come se l’esser troppo abituati all’orrore tendesse a sminuire il valore della vita umana.

A capo dell’indagine su I delitti di Van Gogh, così ribattezzati poiché l’assassino è solito recidere l’orecchio sinistro delle sue vittime ed usarlo come macabro pennello per rivendicare i propri omicidi, viene sguinzagliato il commissario Pietri: borioso e moralista poliziotto ‘superstar’, spesso alla ribalta dei rotocalchi per le sue bravate.

Sulla falsariga de La morte e la bussola (La muerte y la brújula, 1942) di Jorge Luis Borges, però, in Cinebrivido (Los crímenes de Van Gogh, 1994) l’unico in grado di mettersi sulle tracce del serial killer sarà l’ispettore Colombres, un amico di Castelli stesso.

Fernando è un utopista solitario, traviato dall’odio per una figura materna dai bigodini in Technicolor e dal mito di Hollywood, che aspira al grande salto, disperato e unico, verso un sogno irraggiungibile.

E morire, dopotutto, non è che uno degli inconvenienti del mestiere di vivere…

“In amore non ti possono portare via nulla che tu non abbia già perso.”

José Pablo Feinmann
Cinebrivido
Marcos y Marcos (miniMARCOS)
2010
pp. 391, € 11,50