“Come una bestia feroce” di Edward Bunker

L'epitome dell'abisso

Max Dembo, trentun anni, sta per uscire dal carcere in custodia legis dopo otto anni, con sessantacinque dollari in tasca e un biglietto per Los Angeles.

Come una bestia feroce (No Beast So Fierce, 1973), sullo sfondo della Guerra del Vietnam, narra proprio l’impossibilità di un ex detenuto di reinserirsi nella cosiddetta ‘società civile’, per mezzo di un’analisi acuta e realistica, al limite dell’etologico, della psicopatologia delinquenziale senza la classica mitizzazione del mondo criminale.

Più che una crime story, infatti, le vicende narrate rispecchiano l’inconsueta e veritiera autobiografia dell’autore. Lo stesso Edward Bunker ebbe un passato da malvivente e, ancora diciassettenne, fu il più giovane recluso nel famoso penitenziario di San Quintino, in California. In un breve intervallo di libertà, tra una detenzione e l’altra, strinse amicizia con un’attrice comica, Louise Fazienda Wallis (alla quale il romanzo è dedicato), che cercò di rimetterlo in carreggiata e gli procurò la macchina da scrivere con cui avrebbe messo nero su bianco gran parte dei suoi romanzi proprio da dietro le sbarre.

Dembo è un personaggio combattuto tra il desiderio di redenzione e la lucida consapevolezza della propria irrecuperabilità, intrappolato con lo stesso genere di persone e con la medesima sordidezza di tutti quegli anni sprecati. Estraniato dalla folla, invaso da un profondo senso d’irrealtà, nonché preda dell’indifferenza del mondo, eppure ancora bisognoso di compagnia e contatto: se la prigione atrofizza molte esigenze interiori, ne amplifica altre, creando un’insidiosa dipendenza. Il desiderio di appartenenza e la ricerca di significati restano a quanto pare inestirpabili dalla natura umana. Condizione esistenziale ben distante dalla gloria dei libri e della Storia.

Dopo esser stato erroneamente sospettato ed umiliato dal suo agente di controllo, Joseph Rosenthal, Dembo decide di abbandonare l’illusione di una vita onesta e di tornare definitivamente a delinquere. Con la complicità di un ex galeotto, Gerald Francis Shue, e di un evaso, Aaron Billings, tenta un’audace rapina ai danni della famosa gioielleria Gregory’s, ma qualcosa finisce per andare storto e ciò rimescolerà le carte in tavola d’un destino già minato.

Pur nel suo rabbioso e sprezzante tormento neo-orwelliano nei confronti del groviglio dell’esperienza, il protagonista riaccende gli ultimi sprazzi del suo romanticismo grazie ad una donna, Allison, conosciuta in un locale. Sarà lei ad affiancarlo per «una breve ora di gioia e di follia*», complice risoluta, ma improvvisata e forse vittima inconsapevole.

Un uomo al quale la vita non ha offerto altro che prigionia, in cerca di semplicità e pace, a volte può essere talmente stanco da non attribuire più valore ad alcunché e precipitare in una regione della psiche in cui congetturare non conti più nulla. Chiunque stia troppo ad analizzare gli eventi, d’altronde, finisce per non riuscire più a compiere alcuna mossa, come paralizzato da un cortocircuito invalicabile.

Struggente e munifica l’interpretazione di Dustin Hoffman nel film di Ulu Grosbard Vigilato speciale (Straight Time, 1978), su sceneggiatura dello stesso Bunker. Persino Paul Schrader ha tratto il soggetto per il suo Cane mangia cane (Dog Eat Dog, 2016) dall’omonimo libro. Lo scrittore fu altresì particolarmente apprezzato da molti suoi colleghi e prestato al cinema nel ruolo di Mr. Blue nel film Le iene (Reservoir Dogs, 1992) di Quentin Tarantino, suo grande estimatore.

* Citazione tratta dal poema “Un’ora per la pazzia e la gioia” di Walt Whitman.

“Se estrapoli ogni cosa, alla fine scopri che niente è davvero importante.”

Edward Bunker
Come una bestia feroce
Einaudi (Super ET), 2015
pp. 334, € 14,00