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Con “Museum dreams” l’arte di Isaac Julien arriva a Bergamo

Dopo la pausa estiva fino al 4 ottobre 2026, si potrà visitare al gres art 671 di Bergamo Museum dreams la prima grande antologica italiana dedicata a sir Isaac Julien, una mostra tra video arte, installazione e cultura visiva contemporanea.

L’esposizione ripercorre oltre trent’anni di ricerca artistica in cinque grandi installazioni video multischermo, immagini fotografiche, sculture e materiale d’archivio.
Pensata in stretta correlazione con gli spazi unici di gres art 671, il percorso immersivo incarna una vera e propria analisi sul ruolo del museo e sulla necessità che il pubblico ne sia parte attiva.

L’artista inglese, spesso esposto alla Biennale di Venezia e parte delle collezioni stabili del MoMA di New York, del Centre Pompidou di Parigi e del Victoria and Albert Museum a Londra, è presentato qui dal curatore Nathan Ladd, curatore della mostra.

Museum Dreams è una delle mostre più ambiziose e complete che io abbia mai realizzato. Riunisce oltre tre decenni di lavoro in un unico percorso immersivo in cui immagine, suono, architettura e coreografia si incontrano. Sono estremamente entusiasta di vedere queste opere ripensate in questo modo, in dialogo con un progetto architettonico unico, concepito appositamente per gres art 671.
Sir Isaac Julien Sfumando e infrangendo i confini di tempo e spazio, Julien mette la storia in movimento. Trasgredisce le narrazioni canoniche e immagina le vite di persone e oggetti spesso relegati ai margini della storia, dimenticati o ignorati nella nostra memoria collettiva”, conferma Ladd.

Per Julien, le immagini in movimento possono trasformare lo spazio, attivarne la memoria storica e rimettere in circolazione narrazioni sedimentate nel tempo, quindi le proiezioni multischermo di diversa scala e complessità, ribaltano l’idea del museo statico rendendolo luogo dinamico e relazionale.

Il percorso espositivo si articola in ambienti da cui entrare e uscire liberamente, spazi immersivi di forme e colori diversi, concepiti come un mondo autonomo e insieme parte di un organismo unitario. In essi anche il suono svolge un ruolo centrale come elemento artistico immateriale.
In The Long Road to Mazatlán (1999), in collaborazione con il coreografo Javier de Frutos, l’artista introduce la danza come narrazione spaziale. In Vagabondia (2000) traduce il tema del nomadismo e della migrazione culturale, frammentando il concetto in video fatti di attraversamenti, sospensioni e dislocazioni. Con Baltimore (2003), l’attenzione si punta sullo spazio urbano e la sua memoria: la città diventa un corpo segnato da tensioni sociali, dove l’architettura diventa parte attiva del racconto.
Questa relazione tra spazio, storia e immagine raggiunge una complessità monumentale in Lina Bo Bardi: A Marvellous Entanglement (2019), l’installazione a nove schermi che intreccia architettura, politica, modernità e decolonizzazione dello sguardo attraverso la figura di Lina Bo Bardi – architetta e designer modernista nata in Italia e naturalizzata brasiliana – restituendone il pensiero.

La mostra si arrichisce anche di manufatti e sculture, che permettono al visitatore di capire il pensiero dell’artista. Julien affronta la storia dei musei occidentali e le modalità con cui le opere e le culture afrodiscendenti sono state collezionate, esposte e interpretate, contestando le istituzioni come luoghi di potere simbolico e costruzione del sapere.

L’allestimento di Adjaye Associates con lighting design di Viabizzuno alterna ambienti chiusi e immersivi a momenti di apertura visiva, in cui passaggi e varchi sagomati permettono di intuire le altre opere, in un ritmo fatto di compressioni e dilatazioni percettive, e di cogliere più installazioni in contemporanea, restituendo una insolita visione d’insieme del progetto.
Altre volte è il colore a dominare, per un invito alla concentrazione istintivo, dove la cromia è parte integrante del dispositivo artistico (infatti i colori sono stati scelti da Julien stesso).

La domanda centrale, quella sul ruolo delle istituzioni come luoghi di archiviazione e, al tempo stesso, come dispositivi capaci di rimettere la storia in movimento, si intreccia con i contenuti sociali e politici sempre presenti nella produzione dell’artista.
Il pubblico, in questo tipo di esposizione, diventa ciò che Julien definisce “spettatore mobile”: una presenza attiva che costruisce il proprio percorso di visione, scegliendo tempi, direzioni e relazioni, in un atto di partecipazione e relazione.
L’architettura industriale dell’ex sito produttivo, tra l’altro, è perfetta per integrarsi nella drammaturgia espositiva, amplificando la visione.

“Isaac Julien è l’interprete dei nostri Museum Dreams. Aver costruito insieme a un artista e pensatore tanto raffinato come Julien questa mostra per gres art 671, ci permette di dare corpo e spazio alla riflessione, in costante divenire, su ciò che un’istituzione a vocazione museale dovrebbe rappresentare e promuovere nel presente, sognando e proiettandosi verso il futuro. Oltre al sogno, la bellezza che, nelle opere di Isaac Julien, è un dispositivo di accesso potente e universale. L’emozione arriva prima della ragione e permette a chiunque di entrare negli incredibili mondi dei suoi lavori, all’interno dei quali si ritrovano infiniti rimandi e citazioni alla storia dell’arte, al cinema, alla cultura, alla società, al mondo” afferma Francesca Acquati, direttrice generale gres art 671.

La mostra è accompagnata da un catalogo, edito da gres art: la prima pubblicazione in italiano dedicata all’artista, con approfondimenti e contributi inediti di Nathan Ladd, José Esteban Muñoz, Julian Lucas e Giuliana Bruno.

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Monia Rota
Monia Rota è autrice, ghostwriter, editor e mentore letteraria. Collabora quotidianamente con una libreria ed è docente di Comunicazione e Competenze trasversali per una Fondazione riconosciuta dallo Stato. Per dirla in altro modo, si occupa di libri e parole in ogni momento della sua giornata. Infatti, ha all’attivo circa cinquanta titoli (partecipazioni a vario titolo e con diversi pseudonimi). Ama le commistioni, che considera una delle strade per creare dell’arte originale, e condisce di questa convinzione e della sua passione ogni esperienza che si trova a vivere.