“CRISTINA” DI GIULIO GOLFIERI

Il cinema horror è sempre stato considerato (dai divani di casa alle grandi premiazioni) un genere di serie B, da guardare con pizza e patatine una sera assieme ai propri amici, ma in realtà esso possiede una notevole forza espressiva. “Cristina” (2025), diretto dal regista veneto Giulio Golfieri, sfrutta più che correttamente questa potenzialità del genere orrorifico per presentare allo spettatore una tematica non sempre facile da affrontare.

La vampira Cristina, interpretata dalla fotografa e attivista bolognese Cristina Malcisi, si rende conto di essere ormai alla fine della sua vita, che il cancro al seno le sta lentamente portando via, lasciandole lunghe cicatrici sul suo corpo. Un corpo consumato dall’età e solcato da molte rughe, che la fotografia in bianco e nero contribuisce ad evidenziare. Tra un pasto e l’altro, la vampira vive una vita di sofferenza, con lo spettro della vecchiaia e della malattia che la opprime, e che la porta in più di un momento a prendere in considerazione l’idea di togliersi la vita (con uno spicchio di aglio oppure con un bagno di sole).

Nel suo corto ermetico, Golfieri lascia molto spazio al corpo di Cristina Malcisi. Un nudo che quasi rappresenta un campo di battaglia sul quale si combatte una guerra tra il tumore (la cui metastasi è stata brillantemente graficamente rappresentata dal foud footage) e Cristina. Un corpo che al pari delle sue vittime, la vampira fotografa per tramite di una vecchia Polaroid, preda anch’esso ma della malattia. Talmente aggredito dal morbo che pare da esso consumato, vecchio e fatiscente, e che non consente più alla vampira di essere sensuale e attraente come un tempo (e si sa quanto sia importante per un vampiro riuscire ad attrarre la sua preda). Un corpo stanco dunque, stanco di vivere.

Notevole anche l’impiego della musica, che carica di emozioni il corto che sarebbe altrimenti quasi completamente muto. Da evidenziare in particolare la sequenza più inquietante di tutto il film: con una colonna sonora ricca di tensione, Cristina, con un lume in mano, fa “visita” ad una versione di sé stessa ormai calva per via della malattia e dallo sguardo arreso, di chi ormai non ha più le forze di combattere questa lunga battaglia, e alla quale farà seguito la volontà di morire.

Con questa sequenza e per tramite delle sue lievi sfumature orrorifiche, il corto sperimentale “Cristina, presentato alla settima edizione dell’Edera Film Festival dal regista Giulio Golfieri, costituisce un buon rappresentante di come le capacità espressive del genere possano essere utilizzate al fine di portare in sala delle tematiche non solo importanti, ma anche dalla grande profondità.

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