“Cronosisma” di Kurt Vonnegut

Dal 17 febbraio 1991 al 13 febbraio 2001, un’improvvisa défaillance spazio-temporale costringe tutti a ripetere ciò che avevano già vissuto nel decennio precedente, senza potervi apportare la benché minima modifica, gettando in farsa il mito nicciano dell’eterno ritorno.

Cronosisma (Timequake, 1997) è il racconto dell’umano comune destino e, per darlo alla luce, l’autore utilizza due espedienti narrativi: recuperare il salvabile da un precedente libro, denominato convenzionalmente Cronosisma Uno, integrandolo con episodi autobiografici, ed utilizzare pseudobiblia ed aneddoti di colui che egli stesso definisce il suo alter ego, un eponimo immaginario denominato Kilgore Trout.

Il personaggio in questione sarebbe ispirato allo scrittore di fantascienza statunitense Theodore Sturgeon per via dell’assonanza dei due nomi e del significato dei cognomi: Trout (trota) e Sturgeon (storione). Trout appare in numerose opere di Vonnegut con diversi ruoli, talvolta di secondo piano ed in altri casi centrali. Tuttavia, i suoi tratti biografici sono riportati dall’autore in maniera non sempre coerente: data di nascita e morte non coincidono; in Cronosisma viene definito un vagabondo che inizia a peregrinare dopo la morte del figlio Leon, disertore dei marines, mentre in altri casi viene dato per suicida o ergastolano per diserzione nella Guerra di Corea e così via.

Quest’ultimo roman à clef di Kurt Vonnegut rappresenta anche il suo testamento, nonché la summa scanzonata e tragicomica della sua produzione letteraria. La vita è un po’ come stare “in sella ad un animale pieno di orgoglio e terrore, al nastro di partenza d’uno steeplechase*” e, se è vero che non abbiamo chiesto di venire al mondo, a ciascuno è riservato il proprio fallimento.

Vonnegut venne fatto prigioniero durante l’Offensiva delle Ardenne (1944), tra le più aspre della Seconda Guerra Mondiale, e trasferito in Germania, nella città di Dresda, sulla quale – ironia della sorte – di lì a poco furono scaricate migliaia di tonnellate di bombe da parte degli Alleati. Esperienza da cui trasse, sebbene rielaborandola in chiave fantascientifica, il celebre Mattatoio n. 5 (1969). Dopo la guerra, di ritorno negli Stati Uniti, si sposò due volte ed ebbe sei figli: tre naturali e tre adottivi, sopravvissuti a sua sorella Alice (Allie), scomparsa prematuramente.

Cronosisma è una cogitazione amara sull’uomo, sulla ricorsività del Tempo e sull’orrore di essere vivi. Vonnegut sembra trovare conforto unicamente nel trionfo delle piccole epifanie, in un Universo contratto in cui l’unica salvifica risorsa sembra essere l’Arte come attività sociale, in ogni sua forma.

Tra discettazioni su matrimonio e jazz, suicidi e precoci dipartite, siparietti verosimili, miniature dendritiche e famiglie allargate, il tutto generosamente innaffiato con l’immancabile scotch and soda, questo titano d’Indianapolis affronta gli anni del crepuscolo ponendosi un quesito essenziale: ci accorgiamo mai della vita mentre la viviamo, in ogni suo momento?

* Disciplina ippica che consiste nel superare un percorso ad ostacoli perlopiù campestre.

Kurt Vonnegut
Cronosisma
minimum fax (sotterranei), 2016
pp. 262, € 21,00