”Deux Pianos” di Arnaud Desplechin

Deux pianos è un dramma che esplora il tema della famiglia in una chiave inedita. Il titolo, per certi versi, potrebbe essere fuorviante: Mathias (François Civil) è un pianista che ha girato il mondo suonando; Elena (Charlotte Rampling) è stata sua maestra e mentore, colei che forse più di tutti ha sempre creduto nel talento del giovane.

Quando la donna invita Mathias a Lione per un concerto per due pianoforti, il ragazzo torna nella sua città natale: sebbene sua madre viva lì, dopo la partenza – avvenuta anni prima – non era mai tornato.

Il motivo di questa lunghissima assenza è legato alla figura di una donna dapprima misteriosa: Claude.

Deux pianos ha uno sviluppo avvincente e, soprattutto nella prima parte, inaspettato: l’espediente narrativo dei due pianoforti si tramuta da subito in un dialogo a due voci, una costituita fermamente da Mathias e l’altra mobile.

Ogni personaggio secondario sembra quasi rappresentare una sfera precisa della complessa personalità del pianista: ambizione, passione, memoria, ma anche un profondo desiderio di stabilità.

Quello che emerge è, dunque, un protagonista tridimensionale, con un substrato psicologico credibile; purtroppo, però, questa stessa abbondanza di dettagli – che dona realismo – non vale per tutti gli altri.

Nella fattispecie, Claude appare volutamente misteriosa e confusa, ma alcuni suoi atteggiamenti – e interventi nei dialoghi – sono in contrasto con il passato che viene raccontato.

Elemento chiave del film è, naturalmente, la musica: ancora una volta il momento decisivo non sembra costituito dalla partitura per due pianoforti di Bartòk suonata insieme a Elena, ma da un’esecuzione di Bach al pianoforte di Mathias.

È lui il fulcro di tutto e, suonando non filologicamente una composizione bachiana, sembra voler sottolineare un aspetto di cosciente mancanza di aderenza al presente. Il protagonista, dunque, è fuori tempo: enfant prodige e orfano di padre troppo presto, uomo pronto a costruire una famiglia troppo tardi.

Complessivamente la pellicola ha un impatto positivo sullo spettatore, che dev’essere, però, pronto ad immergersi in un contesto fin da subito molto emozionale, in qualche modo melodrammatico.

Le interpretazioni sono sobrie ma concorrono alla formazione di un pathos costante. La suspense della prima metà dell’opera si sgretola nella seconda parte e, soprattutto, nel finale, anticipato troppo presto.