“Dieci minuti” è il titolo del nuovo film diretto da Maria Sole Tognazzi, scritto dalla stessa regista insieme a Francesca Archibugi, liberamente ispirato al romanzo omonimo di Chiara Gamberale. In sala dal 25 gennaio, si tratta di un film drammatico che vede come protagonista Bianca (Barbara Ronchi), in uno stato di profondo malessere psicofisico a causa della separazione dal marito Niccolò, con il quale ha convissuto per 18 anni. La sua psicoterapeuta, Giovanna Braibanti (Margherita Buy) la inviterà ad uscire dalla sua zona di confort e accantonare la spropositata auto-protezione, provando a sconfiggere ansie e paure attraverso nuove esperienze, per dieci minuti la settimana. Nel film vengono affrontati i complessi rapporti familiari, con la sorella (Fotinì Peluso) e i genitori, e ovviamente il matrimonio, sia da membro interno alla coppia sia in qualità di figlia: la parola chiave è crisi, in tutte le possibili sfaccettature.
L’idea di partenza è certamente interessante, sviluppata quasi interamente sull’introspezione, in un dramma in fondo del tutto femminile, un po’ “alla Almodovar”, dove gli uomini sono particolarmente fragili e fallibili, proprio come in certi lungometraggi dell’universo creato dal grande cineasta spagnolo. La regista però non cita mai nessun’altra pellicola, né uno stile preciso, con l’intento di mantenere autonoma la propria opera: come accade però per altri film drammatici italiani, complice la presenza di volti assai noti al pubblico, è inevitabile creare dei collegamenti.
Appare in splendida forma, con una performance nuova grazie alle vesti molto diverse da quelle interpretate finora, Margherita Buy, che più volte ha già collaborato con Maria Sole Tognazzi.
Dal punto di vista tecnico il film, cronologicamente arricchito da flashback, in pieno stile di “dramma urbano”, si svolge in gran parte a casa e in ambienti comuni della città – è ambientato a Roma, più una breve parentesi a Palermo – ma visto l’intento narrativo si tinge di una certa universalità.
È un’opera complessivamente riuscita, seppur imperfetta: nonostante una lodevole delicatezza e profondità di temi non riesce infatti a coinvolgere appieno lo spettatore, mantenendolo sempre a una certa distanza emozionale.












