Familie Flöz torna al Toniolo mercoledì 13 e giovedì 14 marzo con Dr Nest, nuova produzine del 2018. La compagnia, nata a Essen nel 1994 da Hajo Schüler e Markus Michalowski, si lancia fin da subito nella sperimentazione con le maschere, arricchendosi presto della presenza del regista Michael Vogel. Dopo varie esperienze, nel 1998 il gruppo realizza il suo secondo spettacolo, Ristorante Immortale, messo in scena nella Maschinenhaus di Essen, rinunciando all’uso della lingua. Lo spostamento a Berlino vede nascere spettacoli come Teatro Delusio, Infinita Hotel Paradiso.

L’approccio al teatro di Familie Flöz avviene tramite mezzi “antelinguistici”. I conflitti si manifestano prima a livello fisico, dando origine delle azioni drammatiche. Gli spettacoli nascono da sforzi creativi collettivi, dove gli attori sono autori dei personaggi e delle situazioni. Le tipiche maschere, al contempo grottesche ed espressioniste, quasi uscite dagli incubi di Bosch, sono strumenti essenziali per lo sviluppo dei personaggi e degli intrecci.

Mentre il dottor Nest sale sul treno notturno intenzionato a lasciarsi alle spalle ricordi spiacevoli e una vita dissestata, a Villa Blanca scende la notte. Nell’isolata casa di cura, egli assume il nuovo incarico sicuro di sé. Spinto dalla curiosità, dalla sete di sapere e dall’empatia incontrerà i fenomeni insoliti e misteriosi dei suoi pazienti: ricordi sbiaditi, corpi non più soggetti alla volontà del singolo, personalità dissociate, demoni e allucinazioni. Lo stesso dottor Nest rischia di perdere il senso dell’ordine. Il confine fra normale e anormale, fra conscio ed inconscio, sbiadisce davanti ai suoi occhi.

I toni di Dr Nest sono completamente differenti rispetto a Hotel Paradiso, produzione vista tre stagioni fa a Mestre. Se il giallo alpino si distingue per una trama chiara, condita di umorismo, sentimenti travolgenti e melanconia, Dr Nest parte col botto per poi perdersi nello svolgimento vago e nel finale criptico. C’è sicuramente uno studio dei caratteri, tra cui palese è il richiamo alla Blechtrommel, a un Mozart incompreso e al tema del doppio. Nel complesso cerca di essere poetico, ma vira più sul compassionevole.

Gli interpreti – Fabian Baumgarten, Anna Kistel, Björn Leese, Benjamin Reber e Mats Suethoff – sono così specializzati nell’uso della maschera che essa diventa un tutt’uno con il loro corpo. Questa volta la metamorfosi non basta perché la drammaturgia è debole. L’atmosfera cupa e misteriosa della clinica è ricreata in maniera suggestiva dalle scene mobili di Felix Nolze e Rotes Pferd, arricchite dai video di Martin Eidenberger e dal disegno luci di Reinhard Hubert.

Il pubblico apprezza e accoglie la compagnia con calorosi applausi al termine della replica del 14 marzo.

Luca Benvenuti