Drive Back Home, di Michael Clowater

Una storia può avere analogie più o meno evidenti con altre già viste e sentite, cosa che potrebbe far apparire le vicende a volte piuttosto scontate. Ma quando la storia è diretta con sentimento e interpretata con partecipazione diviene esemplare, unica e commovente.

Cosi Drive Back Home, il dramma diretto dal giovane regista candese Michael Clowater e presentato in concorso alla 40° edizione del festival Lovers di Torino.

Il film si basa su una storia vera di famiglia, vissute dal nonno Ernie e dal pro-zio Hedley dello stesso regista Michael Clowater, che egli sentiva raccontare fin da bambino e che finalmente ha trovato il modo di esprimere sul grande schermo.

Ambientata nel Canada degli anni Settanta, la vicenda testimonia di come usualmente la polizia consentisse alle persone omosessuali, attitudine che allora era proibita e punibile, di evitare la prigione, se arrestate, a condizione che una persona della famiglia li andasse subito a recuperare facendosene garanti. In questo modo però, inevitabilmente e automaticamente, l’omosessualità del congiunto veniva resa nota alla famiglia e in definitiva anche resa pubblica a tutta la comunità di appartenenza.

Nel film Weldon (Charlie Creed-Miles), un idraulico di mezza età del New Brunswick, riporta a casa dalla prigione di Toronto il fratello Perley (Alan Cumming, straordinario e sempre memorabile: non si dimentichi mai il suo magnifico ruolo in Any Day Now). Costui era stato arrestato durante un atto sessuale con un altro uomo in un parco pubblico. Il lungo e tragicomico viaggio, ben 1300 km – 13 ore di auto – è anche la prima occasione per i due ormai maturi fratelli di essere a lungo insieme e di mettere in luce i rispettivi pensieri mai espressi in gioventù; i due si confrontano su episodi dolorosi di un’adolescenza vissuta nel terrore di un  padre violento. Tuttavia i caratteri dei due non porrebbero essere più diversi: Weldon è un bonaccione, generoso e semplice ma anche privo di qualunque interesse o curiosità, tanto da non essersi mai allontanato prima d’ora dal suo villaggio anglofono per il terrore di trovarsi in territori dove si parli il francese che lui non conosce. Perley, ovviamente, è all’opposto e non si illude che, una volta a casa, la situazione per lui sarà migliore solo perché il vecchio è morto qualche giorno prima. La sua brutalità è stata infatti malauguratamente lasciata quale infame eredità al fratello minore.

I dialoghi tra i due a volte sembrano ricordare la tragicomicità dell’episodio Il figlio del beduino, con Nino Manfredi (si riveda l’esilarante dialogo Ermafrocito congemito – semo tutti froci ) nel film Testa o croce del 1982 diretto da quel genio di Nanni Loy. Un capolavoro intramontabile (l’altro episodio si intitola La pecorella smarrita con Renato Pozzetto) che fu da subito perfettamente capito dal pubblico, tanto che risultò l’ottavo maggiore incasso nella stagione cinematografica italiana 1982-83 con oltre 10 miliardi di lire.

Qui non siamo di fronte a tanto genio, tuttavia il lungometraggio ha ottenuto un vasto apprezzamento in Canada, nonché il premio del pubblico al Calgary International Film Festival del 2024 per miglior film a soggetto canadese.

Inoltre Alan Cumming (nella foto), attore e produttore scozzese naturalizzato statunitense, ha ricevuto a Torino il premio Stella della Mole, conferitogli proprio in occasione del 40° anniversario della rassegna cinematografica Lovers, a tema LGBTQ+:
Artista completo e attivista instancabile, Alan Cumming ha attraversato la sua carriera senza mai venire meno alla propria identità e portando avanti un discorso di visibilità e riconoscimento per la comunità lgbt anche in momenti non particolarmente accoglienti. – commenta Vladimir Luxuria, direttrice artistica del Lovers Film Festival – Attore brillante e profondo, attento al cinema indipendente e di denuncia e a suo agio nel mainstream delle major, scrittore sagace e principe del palcoscenico britannico e americano, è un obbligo quasi oltre che un onore per Lovers di celebrare una tale personalità che nel mondo dello spettacolo e della cultura ha saputo tener fede a sé stesso e a supportare la propria comunità, sempre e comunque”.

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