John DeLorean è passato alla storia più grazie a Ritorno al futuro che alle auto che portano il suo nome. Tuttavia, molti non sanno che DeLorean fu in realtà un progettista geniale, autore di molti modelli di successo realizzati per General Motors e altre case automobilistiche. Il suo sogno di realizzare un’auto che portasse il suo nome (la DeLorean che Doc usa come macchina del tempo, appunto) fu stroncato dai problemi tecnici: il progetto era troppo innovativo per l’epoca, e l’auto che ne risultò non funzionava come dovrebbe. Questo risultò in notevoli problemi finanziari per DeLorean, che però non si fermò e cercò in ogni modo di tradurre il sogno in realtà.

Nick Hamm sceglie la storia della DMC-12 (questo il nome del modello) per raccontare il crollo del sogno americano, un artefatto ormai in frantumi e che si regge su un gioco di fumo e specchi, sull’abilità di vendere piuttosto che sul reale contenuto. In questo senso, la storia di DeLorean e della sua strana amicizia con Jim Hoffman, informatore dell’FBI che stava cercando di smascherare un contrabbandiere di droga, è un perfetto esempio di come il genio e una buona idea non siano abbastanza per avere successo, e di come spesso le apparenze contino più della sostanza.

Hoffman e DeLorean sembrano diversissimi, ma sono accomunati dal fatto di essere due abilissimi affabulatori, in grado di intortare chiunque li ascolti e di portarlo dalla propria parte. Le loro differenze, sia di status che estetiche, non fanno altro che esaltare per contrasto questa similarità, portando quindi a galla le tematiche che Hamm vuole affrontare.

La storia è raccontata con ritmo e struttura da heist movie, tra scene esilaranti e momenti di tensione, e il film si regge sulla solida sceneggiatura e sulle ancor più solide spalle dei due protagonisti, Lee Pace e Jason Sudeikis, che donano ai loro personaggi grande vitalità e fascino. Hamm vuole intrattenere il suo pubblico, e ci riesce alla grande, con una storia che si dipana efficacemente senza un attimo di pausa.

L’alternanza tra passato e presente è in questo senso una scelta vincente, in quanto permette allo spettatore di scoprire ciò che è successo insieme alla giuria del processo in cui DeLorean è imputato, costruendosi così la propria idea sull’evoluzione della trama e sulle motivazioni che hanno portato al processo stesso, in un continuo processo di scoperta che lo costringe a interrogarsi su cosa sia la realtà e cosa sia finzione.

Driven è un ottimo film di intrattenimento, filmicamente superiore a titoli più strombazzati dello stesso genere, e riesce anche a far riflettere sul labile rapporto tra fama ed effettiva abilità, tra racconto e realtà.