L’associazione culturale “teatrOrtaet“, fondata nel 2004 da Alessandra Brocadello e Carlo Bertinelli, si distingue nell’orizzonte della creatività teatrale veneta presentando, a partire dal calembour del nome, un terreno d’incontro raffinato fra tradizione e ricerca teatrale. Lo testimonia il doppio appuntamento, in rapida successione, offerto nel primo scorcio d’agosto in due location assai care ai due autori: mercoledì 8 alle ore 21 e alle 22 torna infatti la doppia visita animata notturna nel Castello del Catajo  di Battaglia Terme, mentre giovedì 9 agosto alle 20.30 debutta l’intermezzo teatrale “Il sogno del Vate” nel Castello di San Pelagio da dove, esattamente cento anni fa Gabriele d’Annunzio prese il volo per la famosa incursione su Vienna.

Visita animata al Catajo, foto di scena
Visita animata al Catajo, foto di scena

Ma andiamo con ordine. Al piano nobile dell’imponente Castello del Catajo sui Colli Euganei, mercoledì, torna in scena la “visita animata” centrata sulla storia degli Obizzi, famiglia padovana di origine francese la cui enorme ricchezza economica portò alla costruzione, per l’appunto, dello stesso Catajo, vera e propria reggia nei cui saloni è ancora oggi visibile l’intero albero genealogico della famiglia, completo di tutti gli ascendenti e discendenti, mentre le fasi salienti delle sue vicende storiche sono raccontate in quaranta riquadri negli affreschi-guida di Gian Battista Zelotti. Che il palazzo-castello potesse costituire anche all’epoca, alla bisogna, una straordinaria macchina scenica, concepita per colpire l’attenzione degli ospiti di turno, è documentato in una cronaca del 1667, ove è descritto il soggiorno nel castello del duca Ferdinando Maria elettore di Baviera assieme alla moglie Enrichetta: «Il Catajo si tramutò in una vera corte di cui Pio Enea Obizzi era il principe e il cerimoniere. In quella splendida cornice egli diede ennesima prova delle sue poliedriche doti artistiche, diede sfoggio con portamento signorile di eleganza, grazia, destrezza e cultura. (…) Furono rappresentate Le nozze di Ermiona e I Boezi; gare, certami e giochi ebbero luogo nel cortile interno dei Giganti; sfilate di carri e gondole nel laghetto e dilettevoli naumachie con piccole imbarcazioni che giostravano in un bacino riempito da più di un metro d’acqua».

Il dispositivo scenico della “visita animata” di teatrOrteat ruota sulla visita immaginaria  di Maddalena Raffi Marliani (1720 – 1784), reduce dal debutto veneziano nei panni di Mirandolina ne La Locandiera di Carlo Goldoni, presso la villa di Battaglia del marchese Ferdinando degli Obizzi, penultimo rappresentante della casata, poeta e drammaturgo, principe dell’Accademia dei Ricovrati. Ferdinando, grande ammiratore dell’attrice e della riforma teatrale goldoniana volta a utilizzare suggestioni e intrecci tratti dal mondo reale, dà corpo a una contraddizione di fondo, che rappresenta per intero lo sfondo simbolico della performance; se da un lato vorrebbe mostrarsi aperto ai nuovi valori borghesi e a una rappresentazione meno ampollosa e artefatta della società, dall’altro non rinuncia al richiamo identitario delle glorie del suo casato, di cui il Catajo costituisce una magnifica, intatta “macchina propagandistica”, rimettendole insieme a un passo dalla loro estinzione.

Con un salto temporale fra  i secoli, l’appuntamento del 9 agosto cade in occasione del centenario del volo di D’Annunzio su Vienna, e ripercorre le vicende degli undici velivoli decollati dal campo d’aviazione di San Pelagio alle sei di mattina del 9 agosto 1918. In questa cornice debuttano due intermezzi teatrali distinti, che teatrOrtaet ha allestito per la circostanza. Il primo, previsto nella suggestiva “penisola d’Oltrelimite” in vista della pista di decollo, ruota attorno a due figure centrali, Gabriele D’Annunzio e la sua fiamma degli anni di guerra, la triestina Olga Brunner Levi, da lui soprannominata “Venturina”. A un secolo di distanza le due presenze rievocano le emozioni e i protagonisti di quel momento, che nel “Vate” assume un registro ironico di demistificazione prossimo alla disillusione, dopo essere stato costretto ad assistere alla parabola discendente delle sue passioni e dei suoi ideali estetici.

Il secondo intermezzo, più breve, trova spazio in una delle sale interne del castello, dove per gentile concessione del proprietario è esposto il letto usato da Gabriele d’Annunzio nella “Casetta rossa” a sua disposizione per tutto il periodo della guerra a Venezia. Da quel letto, costretto all’immobilità e all’oscurità, egli scrisse il primo abbozzo di una delle sue opere più originali e visionarie, il Notturno, che vergò alla cieca scrivendo con il lapis su strette striscioline di carta ritagliate dalla figlia Renata. Prende corpo quindi il dialogo tra padre e figlia, in una rievocazione puntuale del testo dannunziano, ove riaffiora un delirante, onirico inseguimento degli amici piloti perduti.

Per informazioni e prenotazioni: tel: 324-6286197 – e-mail: prenotazioni@teatrortaet.it
Siti: www.teatrortaet.it – www.visiteanimate.it