“E morì a occhi aperti” di Derek Raymond

Tra i padri del moderno noir britannico, Derek Raymond (all’anagrafe Robert William Arthur Cook) vede pubblicato E morì a occhi aperti (He Died with His Eyes Open) nel 1984, primo di cinque capitoli della Serie della Factory (sede della stazione di polizia del West End dalla efferata reputazione).

Scaricato in un giardino alla periferia di Londra, alcuni agenti della Omicidi rinvengono il cadavere del cinquantunenne Charles Locksley Alwin Staniland: ex benestante sceneggiatore per la BBC in rovina, abbandonato da moglie e figlia, Margo e Charlotte, alcolizzato e frustrato dalla relazione tormentata con una nuova fiamma, Barbara Spark.

Il caso viene affidato ad un sergente della sezione Delitti Irrisolti, che si appassionerà alla vicenda di quest’uomo, del quale reperirà molteplici nastri incisi con il racconto dettagliato delle sue tribolazioni, al punto da tentare in ogni modo di restituire una dignità a quel corpo brutalmente martoriato. Appartenuto ad un essere fragile, incapace di adattarsi ad un mondo feroce e cinico.

A Raymond interessa ciò che sopravviva di un uomo dopo un omicidio, oltre ad un mucchio di materia organica, cibo ideale per batteri saprofagi, fatto di ricordi destinati a perdersi.

Quasi tutti vivono ad ‘occhi chiusi’, tentando di rendere il pensiero del trapasso meno difficile, a differenza del protagonista, che sembra aver chiara la propria personalissima morte interiore ancor prima dell’effettiva dipartita.

L’esistenza è essenzialmente venefica e la più grande forma di coraggio che vi sia consiste nell’accettare il proprio destino. Precari di una vita che sembra ridurre in briciole le cose più grandi, persino il valore dell’autenticità sembra venir meno, se per mantenerla si rendono necessarie perlopiù menzogne. Imposture e sotterfugi divengono, dunque, essenziali per avere la possibilità di scamparla, almeno illusoriamente. D’altronde, “la verità non si pulisce i piedi prima di entrare in salotto” e, spesso, l’eterotopia non contempla alcun assoluto.

Essere in grado di travalicare con il pensiero il limite della propria esistenza pone il problema di accumulare un esubero di conoscenza in cui tutto andrà comunque perduto. Una sorta di gara, che la Nera Mietitrice vincerà a priori. In un simile bailamme interiore, tollerare le zone infette delle persone amate si tramuta in un’aggravante.

Tra un’improbabile convivenza lampo a New Cross, un’indagine che sembra avvitarsi su sé stessa e più di un accenno agli orrori della Seconda Guerra Mondiale, un unico quesito ristagna nella mente del sergente – e, forse, anche dell’autore: cosa sarà di noi, quando non saremo più ciò che siamo?

Derek Raymond
E morì a occhi aperti
Fanucci Editore (TimeCrime)
2016
pp. 221, € 14,00