“Estrany riu” (Strange River) di Jaume Claret Muxart
Sulle sponde del Danubio una donna e un uomo coi propri tre figli sfrecciano in bicicletta fino ad arrivare ad un laghetto, dove si fanno un bagno alla ricerca di un po’ di refrigerio. Così inizia il film Estrany riu (Strange River) del regista catalano Jaume Claret Muxart, presentato all’interno della categoria Orizzonti all’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.
Una famiglia spagnola trascorre le vacanze estive attraversando in bici la Germania, intenta a seguire il corso del Danubio. Le giornate si susseguono uguali tra ostelli, campeggi, il caldo asfissiante e le visite organizzate dal padre, architetto, in cui alcuni luoghi che lo appassionano. Questo fino a quando il figlio maggiore Dídac, sedicenne, non farà un incontro che cambierà il corso del viaggio.
Sullo sfondo della bucolica Germania del sud lo spettatore viene introdotto all’interno della vita di un nucleo familiare in tutto e per tutto normale. Vengono narrati i tipici dissapori fraterni, enfatizzati dalla condivisione di spazi particolarmente ristretti come può essere quello di una tenda, ma al contempo risalta in maniera evidente anche quello che è l’amore che lega due consanguinei.
Un elemento da evidenziare all’interno della pellicola è la delicatezza con cui viene trattato il tema dello spettro dell’identità sessuale di Dídac. È solo da qualche anno che l’omosessualità o, più in generale, l’orientamento sessuale viene spogliato da quell’aspetto di dramma che l’ha sempre caratterizzato all’interno delle rappresentazioni cinematografiche: gli stessi genitori di Dídac sanno che il figlio ha baciato un ragazzo, ma non ne fanno una tragedia e lo stesso Dídac non se ne cruccia più di tanto e non si affretta nemmeno ad incollarsi addosso una qualsiasi etichetta.