Il 5 settembre 2025 si è tenuta la seconda serata del festival di cortometraggi FiatiCorti – Festival Internazione del Cortometraggio nel parco di villa Lattes a Istrana (TV), che ha ospitato il pubblico in una suggestiva ambientazione all’aperto e che ha visto la proiezione del secondo round di film.
Come overture è stato proposto il corto “Sommersi” (2024), per la regia dell’emiliano Gian Marco Pezzoli. Una pellicola di diciannove minuti che rappresenta non solo il disagio giovanile sfogato in giochi pericolosi, e le cui conseguenze sommergono di sensi di colpa e responsabilità i due ragazzi, ma che vuol anche portare l’attenzione degli spettatori anche sulla grande alluvione che ha colpito l’Emilia Romagna nel maggio del 2023, simbolo più ampio per descrivere il generale senso di angoscia ed impotenza presso un evento catastrofico più grande di noi.
A seguire il film di Carmelo Segreto “Una notte ancora” (2025), che ha donato alla rassegna venti minuti dal sapore agrodolce: la storia di due anime che ancora si pensano, si punzecchiano, si guardano, nonostante la distanza incolmabile che il separava. Un legame che sembrava essere finito da tempo, ma che ha modo di risbocciare nel tepore di una casa di campagna, tra la musica, i brindisi, le risate con gli amici, dove le vite di Luna e Tommaso hanno modo di aggrovigliarsi, prima del matrimonio di lei, per una ultima volta.
Proveniente dalla selezione Fiativeneti il corto “Mosto” (2024), presentato dalla coppia di registi Vernante Pallotti e Daniele Zen, è riuscito a calarci nel contesto delle campagne venete, senza però dimenticarsi di aggiungere un po’ di amarezza dai toni lievemente horror. La pellicola mescola, infatti, al pessimo vino del vigneto a conduzione familiare, il sangue delle violenze domestiche subite dal giovane Elio, che nei quindici minuti della pellicola comincerà il suo percorso di emancipazione dalla mascolinità tossica del padre, non senza l’aiuto della dolce Stellina.
Dopo la pausa di metà serata le proiezioni sono riprese con “Land of the dead deer” (2024), dei registi iraniani Anahita Qarcheh e Soroush Javadzadeh, che hanno portato sullo schermo di Villa Lattes un quarto d’ora densissimo di simboli e significati. La breve avventura del piccolo Omin, che guidato dalla sua fantasia viene attirato da un cervo tra le mura di una scuola in rovina, dove un anziano signore seppellisce l’immaginazione delle sue piccole vittime, costituisce una aspra critica al sistema scolastico dello stato iraniano e al suo regime, colpevoli di omologare e spersonalizzare gli individui.
Penultimo in ordine di proiezione “Di notte” (2024), della regista italiana Roberta Martinelli, è un corto che pur nella sua semplicità e brevità (appena sette minuti) è in grado di dire molto. L’idea molto interessante è stata quella di raccontare l’aggressione della povera Camilla, di ritorno da una festa tra amici, dalla prospettiva del suo ragazzo, che essendo rimasto a casa assiste impotente, come tutti noi, all’evento drammatico e traumatico che sta accadendo alla sua amata, ma che tuttavia è la realtà quotidiana delle donne nelle nostre strade di notte. A conclusione della serata, il corto francese “Le dérapage” (2025), del regista Aurelien Laplace, ha strappato al pubblico più di una semplice risata. Quindici minuti di incalzanti gag, battute e scivoloni per raccontare una comica campagna elettorale a colpi di gaffe, insulti, casi mediatici, slogan e… ricette di cucina. Un ritratto veritiero, seppur caricaturale, della crisi non solo della politica locale francese, ma della intera classe dirigente occidentale, che sempre più guarda alle parole piuttosto che ai fatti, lasciando poi vincere alle urne dei personaggi improbabili





















