Force of Will The Movie: intervista con Shūhei Morita

Un aggiornamento sull'ambizioso film d'animazione in uscita nel 2018

Sarà distribuito solo nel 2018, ma già dallo scorso giugno alcuni teaser trailer circolano con successo in rete, continuando a raccogliere consensi e visualizzazioni. La curiosità attorno al progetto Force of Will The Movie è destinata a crescere, perché è su questo che, con ogni evidenza, si basa la strategia comunicativa messa in gioco dalla produzione: un lungo periodo di promozione, nutrito da costanti aggiornamenti ed eventi, fatti apposta per mantenere quanto più fervida possibile l’attesa degli appassionati.

Coltivare a lungo aspettative, in effetti, appare in questo caso una mossa intelligente. Seppur ispirato a un fortunato gioco di carte basato su rivisitazioni fantasy di fiabe e storie celebri della narrativa mondiale, creato da Eiji Shishido e già venduto con successo in molti paesi (Italia compresa), Force of Will The Movie dovrà affrontare diverse incognite al momento dell’uscita, dovute ad alcune “scommesse” compiute coraggiosamente dalla produzione sin da quando ha preso le mosse, nel 2014. In primo luogo, il film sarà lanciato in contemporanea mondiale, su moltissimi mercati estremamente diversi tra loro. Si tratterà, inoltre, di una pellicola omnibus, ovvero composta da una collezione di sei cortometraggi, ciascuno diretto da un regista diverso e ben distinto dagli altri in quanto a storia e stile. Per finire, pur trattandosi di un film giapponese –e dunque esteticamente legato all’ambito di quelli che, in occidente, si chiamano animeForce of Will The Movie sarà firmato da artisti provenienti anche da Thailandia e Taiwan.

Il respiro internazionale è dopotutto uno dei segni più forti del progetto, come del resto è stato a più riprese rimarcato durante l’evento promozionale che la produzione ha voluto offrire ai fan italiani, ovvero la conferenza stampa tenutasi in occasione della passata edizione di Lucca Comics & Games, il 29 ottobre 2016. In merito sono circolate già diverse notizie, come quelle sul breve teaser trailer dedicato al cortometraggio diretto da Kōta Morie e intitolato a Pinocchio, che rivisiterà il celebre burattino in chiave robotica, in un universo steampunk, basandosi sul motto: «Per far avverare il suo desiderio, un androide dovrà mentire». L’attenzione si è tuttavia concentrata soprattutto sul candidato all’Oscar Shūhei Morita, colui che dirigerà il segmento di Force of Will The Movie protagonista delle maggiori anteprime legate al film: L.S., che metterà a confronto un personaggio femminile con gli incubi letterari di H.P. Lovecraft.

https://www.youtube.com/watch?v=TjSnFPKAEA4

In apertura di un nuovo anno, e in attesa di nuove anteprime a rinfocolare il desiderio di vedere l’opera finita, sembra appropriato ripercorrere cosa, in esclusiva, Morita ha rivelato a proposito del film e del suo lavoro, durante una breve intervista.

Come mai il film e, in particolare, il suo cortometraggio L.S., si baseranno su fonti provenienti dall’immaginario occidentale?

 Force of Will the Movie si baserà sullo stesso assunto che sostiene il gioco di carte a cui si ispira: non esistono differenze così profonde tra le tradizioni fiabesche occidentali e orientali. Per quel che mi riguarda, credo in tale affermazione, e ritengo sia particolarmente appropriata per un film che mira ad essere davvero un’opera per il mondo, e non per una sola nazione. Sento inoltre che esiste una particolare affinità tra l’universo soprannaturale degli yōkai giapponesi e le creature immaginate da Lovecraft. Ad ogni modo, non sarà necessario conoscere a fondo la mitologia attorno a Cthulhu per comprendere la storia e il senso di L.S.

Eiji Shishido e Shūhei Morita, Lucca Comics & Games, 2016

 In tutti i suoi lavori principali, da Kakurenbo (2004) a Possessions (2013), si nota l’uso di animazione al computer 3D, ma cel shaded: i volumi hanno linea di contorno e tinte piatte, simulando l’aspetto di disegni tradizionali. Perché questa sua preferenza?

Apprezzo moltissimo il lavoro e il pensiero di Katsuhiro Ōtomo, e per me è naturale vedere l’animazione come un’alternativa e un superamento del cinema dal vivo. (N.d.A.: Possessions, candidato all’Oscar, era parte dell’omnibus Short Peace, per il quale Ōtomo ha ricoperto ruoli di soggettista, sceneggiatore e regista; lo stesso formato dell’omnibus è tipico di Ōtomo). Akira avrebbe potuto essere girato dal vivo; la scelta dell’animazione, tuttavia, lo ha portato su un altro livello. L’animazione deve ricercare e sperimentare in continuazione, ed è così che sto cercando di sviluppare la mia carriera, sin da quando, in Kakurenbo, coordinavo uno staff di sole due persone: me e il character designer. Credo che in tal senso i mezzi digitali siano risorse fondamentali; inoltre, dopo aver lavorato molto a lungo con il disegno animato, dirigendo due stagioni di “Tokyo Ghoul” (2014-2015), sentivo il bisogno di tornare a usare tecniche differenti.

Trovo poi che l’animazione 3D offra interessanti opportunità registiche. Ad esempio, permette di ricreare bene l’effetto “camera a mano” che dona al racconto un senso di realtà e immediatezza, nonché, talvolta, di ansia. Mi viene in mente l’ormai classico caso di The Blair Witch Project.

È vero però che il mio 3D è cel shaded, ovvero “imita” il disegno. Questo perché ritengo che l’estetica dell’animazione tradizionale giapponese sia ormai internazionale; la si conosce e accoglie ovunque. È un linguaggio ormai familiare a tanti paesi. Pensiamo invece, di nuovo, al cinema dal vivo. Un film con attori giapponesi non può essere altrettanto internazionale: i volti tradiscono costantemente la provenienza geografica. Usando il disegno animato giapponese, invece, posso parlare una “lingua” universale e abbattere le barriere culturali, almeno dal punto di vista visivo.

In che modo lavora sulla musica delle sue opere?

Il lavoro sulla musica e sul suono è quello che preferisco, in ogni produzione. La combinazione di voci, effetti sonori e musica offre così tante possibilità, sempre nuove. Avrei molti esempi da citare, ma me ne viene in mente uno speciale: nel dodicesimo episodio della prima stagione di “Tokyo Ghoul” ho deciso che i brani suonati al pianoforte dalla ventiseienne Yutaka Yamada, compositrice della musica per la serie, sarebbero stati registrati dal vivo e poi usati senza tagli. Si è creato un effetto davvero unico e suggestivo; Yamada tornerà a collaborare con me in L.S.