Gianfranco Gobbini, nell’abisso del colore

Le opere in mostra alla Casa di Giotto a Vicchio (Firenze)

Approda nel cuore della Toscana la mostra di Gianfranco GobbiniAbissi di colore e omaggio allo zafferano di Città della Pieve”, negli spazi museali della Casa di Giotto in località Vespignano, Comune di Vicchio (Fi). Sede concessa dall’Amministrazione comunale, e gestita dell’Associazione Artistico – Culturale “dalle terre di Giotto e dell’Angelico”.

Un progetto, quello di Gobbini, nato nel 2016 come mostra itinerante e finalizzato alla realizzazione della sua prima monografia, sposato dall’attuale sindaco di Vicchio, Roberto Izzo, come esperienza culturale di respiro contemporaneo.
Presentata per la prima volta in Germania, a Denzlingen, la mostra di Gobbini espone opere dell’ultima produzione, oltre a una serie di lavori che ne testimoniano l’evoluzione, dalle prime esperienze ad oggi. In particolare la serie di dipinti realizzati con lo zafferano, un’innovazione per Gobbini sperimentata nel corso del 2017 e offerta al grande pubblico in più occasioni.

L’artista ha potuto saggiare la pittura con questo particolare prodotto, che è un’eccellenza del suo territorio d’origine, Città della Pieve in provincia di Perugia, ma che richiama tradizioni lontane nel tempo.

Gianfranco Gobbini, Nel profondo, 2018

Un tributo alla propria terra e anche la possibilità di ritrovare nella pittura il valore di lontanissime tecniche, oggi perlopiù dimenticate, attraverso cui realizzare opere di alto valore artistico. Scrive il critico d’arte Andrea Baffoni: “Da qui emergono le variegate cangianze cromatiche dall’arancio al giallo oro, a seconda della diluizione, ma sempre alternate alla consueta pittura informale che contraddistingue il pittore. Emerge la forma ancestrale e reinterpretata del fiore, talvolta assumendo conformazioni estranee alla sua stessa natura. È piuttosto l’energia che ne deriva, il potere evocativo cui vuol giungere Gobbini, in parte omaggiando qualcosa che appartiene alla propria tradizione territoriale, ma soprattutto esaltando il valore cromatico di questa sostanza rara e pregiata, considerata alla stregua dell’oro nell’ambito culinario per la difficoltà di reperimento ed il conseguente alto costo”.

La mostra di Vicchio si carica inoltre di altri valori. L’arte di Gobbini nasce infatti dalla relazione con la lezione dei maestri rinascimentali. In particolare Pietro Perugino, che proprio a Città della Pieve aveva visto i natali nel 1446: Il colore, libero e vitale, di Gobbini, tiene dunque conto anche di questo, le forme dinamiche giocano tra i rossi, blu e gialli in un continuo scambio di tonalità ed effetti cromatici, ma vivono di una ricerca formale non visibile in prima battuta, ma percepibile nella grammatica interna dell’opera. L’esempio dei grandi del passato convive con la sperimentazione, così come la scelta dello zafferano. Il legame con la tradizione rivive nella scelta di Vicchio e della Casa di Giotto, una sorta di immersione all’origine della tradizione artistica italiana.