Good omens è una delle ultime serie rilasciate da Amazon Prime Video, per l’occasione in una coproduzione anglo-americana con la BBC Two, tratta dal libro Buona Apocalisse a tutti di Terry Pratchett e Neil Gaiman e curata in fase di scrittura da quest’ultimo. Uscita in sordina, la serie ha beneficiato di un’insperata campagna pubblicitaria in seguito all’attenzione che ha richiamato su di essa l’associazione cattolica Return to Order. Il gruppo ha raccolto circa 20mila firme e inoltrato una petizione per chiederne la cancellazione, però, a Netflix, confondendosi ed esponendo così il fianco alla rete, poiché, a loro modo di vedere, la miniserie si macchia di oltraggio al cristianesimo, rea di aver rappresentato il satanismo come una cosa troppo normale, di aver insinuato una relazione omosessuale trai due protagonisti, e di aver attribuito a Dio caratteristiche eccessivamente femminili. È davvero così?

Il plot

Corre l’anno del Signore 2019 che sarà però anche l’ultimo, perché il Signore in questione, che poi, appunto, è in verità una Signora, nel suo ineffabile piano ha previsto or ora la fine del mondo. Le eminenze infernali si premurano dunque di crescere l’Anticristo che nel giorno del suo dodicesimo compleanno scatenerà l’Armageddon mentre i loro omologhi nel Paradiso armano le frotte angeliche per prepararsi allo scontro finale. L’angelo Aziraphale e il demone Crowley (rispettivamente David Tennant e Michael Sheen), abituatisi alla vita sulla terra e ritrosi a ritornare a vivere così come si faceva prima della Creazione, decidono di collaborare per scongiurare l’evento e procrastinare la fine del pianeta. Ad aiutarli, più o meno consapevolmente, Anathema Device, strega in possesso dell’ultima copia de Belle e accurate profezie di Agnes Nutter, strega, vitale per il futuro del mondo, gli ultimi due membri dell’armata dei cacciatori di streghe e una prostituta e medium part-time piuttosto agée.

La miniserie

Good omens è un prodotto breve, consta di sei episodi di circa una quarantina di minuti l’uno e si segue con facilità grazie al ritmo alto e alla narrazione serrata: è insomma un prodotto di fattura un po’ vecchio stile, con tanta carne al fuoco, sia per quanto riguarda la componente verticale (ogni puntata ha un nucleo semi-autonomo), sia per quella orizzontale, in cui occorrono molteplici ribaltamenti di fronte uno dietro l’altro. Ma è così offensiva e dissacrante come dicono quelli di RtO? In verità no, tutt’altro, considerando che si tratta sempre di una commedia fantastica molto sobria, che mai risulta disturbante né tanto meno cerca di farlo, mantenendo il tono leggero e rompendo spesso invece la quarta parete. Quest’ultimo fattore rappresenta una delle chiavi della serie, fondamentale per la creazione di più di un a parte e svariati siparietti legati solo in parte alla vicenda principale.

La serie traspone su schermo la scrittura traboccante di Gaiman, delineandosi appunto in un’unica vertiginosa tirata disseminata di quadretti che smorzano il ritmo e arricchiscono la messa in scena, puntando sempre e in ogni caso all’escalation. Spesso queste interruzioni sono narrate in prima persona da Dio, il quale, manipolando lo spazio e il tempo della serie, ci spiega i passaggi fondamentali del corso degli eventi e impreziosisce la visione con aneddoti impossibili da mostrare, e dunque da raccontare. E questa frammentazione funziona quasi sempre, regalando più di qualche chicca e giocando molto sulla dialettica show/tell, ma ciò che rende piacevole Good omens è soprattutto l’alchimia trai suoi due interpreti principali. Il rapporto tra l’angelo Aziraphale, reso dalla permanenza terrestre piuttosto prono alle tentazioni, specie per quanto riguarda il cibo raffinato e la buona letteratura, e il demone Crowley, che approccia la tecnologia con l’entusiasmo di un adolescente e si diverte ad ascoltare i Queen a tutto volume mentre violenta il codice stradale con la sua Bentley del ’26, è quanto di meglio costruito in tutti e sei gli episodi.

Non solo i due interpreti già citati sfoderano una prestazione ampiamente sopra la media del livello televisivo (facendo sfigurare per contrasto tutti gli altri), ma il background dei due e le sfumature del loro rapporto generano una moltitudine di dinamiche che sanno molto di sit-com, tratteggiando come nucleo narrativo della serie un buddy-movie sui generis. Lungo questo asse di sviluppano poi tutte le trovate dello scrittore-sceneggiatore, che si diverte a inserire qua e là punte di british humour, dal surreale all’anticlimatico, sfociando talvolta nel dissacrante. Spesso però non è la religione a essere il bersaglio del sarcasmo che trasuda dalla serie, ma quel tipo di convinzioni e stereotipi connaturati alla quotidianità moderna ai quali conviene girare attorno per evitare discussioni, di cui la religiosità ormai non fa più parte. E poi non mancano nemmeno gli esagerati spettacolarismi (l’uso della CGI ha un paio di cadute deliberate nel trash) e le battute satiriche con precisi bersagli. Insomma, c’è di tutto e di più in Good omens.

Questo fattore però presenta anche delle controindicazioni, e la serie ne risente, perdendo il controllo nelle fasi finali e facendosi sfuggire di mano la narrazione. È un lento scivolare verso una messa in scena caotica, esageratamente caotica, così spreca buone carte  (come i quattro cavalieri) e non gestisce bene i tempi, cose che comportano giocoforza un finale sbrigativo, insipido che non rende giustizia alla fase di costruzione. Good omens quindi viene a mancare nel momento decisivo, difetto comune in questo tipo di commedia, dove non è mai facile districarsi tra il tono umoristico e la necessità di prendersi più sul serio nella conclusione, senza tuttavia esagerare. Non è un prodotto indimenticabile, né unico, ma si lascia guardare con piacere mantenendo costante la qualità del suo umorismo e della sua narrazione.

Non ci sarà una seconda stagione, è già stato confermato, ma filtra ottimismo per quanto riguarda future collaborazioni, magari anche più articolate, tra Neil Gaiman e Amazon; Good omens è stato una sorta di apripista, e chi ha apprezzato particolarmente la serie avrà prima o poi delle opere analoghe da gustarsi.