Se Transformers ha insegnato quanto sia fondamentale conoscere il codice morse e siano “vitali” le onde radio, in caso di disastri o guerre, Greenland mostra l’efficienza di un telefono fisso in caso di cataclisma imminente. Insomma, sono piccoli appunti che oggi come oggi vanno segnati.

Dopo Attacco al potere 3, Gerard Butler e il regista Ric Roman Waugh collaborano nuovamente insieme in un disaster movie, che per due orette intrattiene il pubblico con una storiacca ad alto tasso di adrenalina.
Butler è un ingegnere, costruisce case e palazzi; lui e sua moglie (Morena Baccarin) si prendono e si lasciano. La coppia con il giovane figlio viene selezionata – tipo lotteria – dal Governo americano per imbarcarsi su un aereo militare, diretto in un bunker segreto. Questo perché la Terra è nell’orbita di una cometa che nel giro di una manciata di ore devasterà l’intero pianeta. Il Governo ha selezionato un numero determinato di americani, basandosi sulle professionalità.

Per un inghippo, la famigliola non riesce a imbarcarsi, ma farà di tutto per riuscire a raggiungere un rifugio sicuro.
Non aspettatevi il capolavoro autunnale. Qui nessuno si permette di porre domande o suscitare dibattito come The day after tomorrow.
Greenland nei suoi ritmi meccanici e catalogo di ovvietà, non lascia spazio a nessun tipo di ironia e, anzi!, si prende addirittura sul serio, ma senza dar fastidio perché la narrazione prosegue lineare senza fronzoli, e con dialoghi asciutti, nella messa in scena della fine del mondo.
Per chi vuole non pensare, per chi ama l’espressione monocorde, ma qui fondamentale, di Butler, per chi si diverte nella visione di disaster movie, Greenland è il film adatto.






