Veronica (Laysla De Oliveira) deve seppellire suo padre, Jim. Ma perché le ultime volontà del genitore l’hanno condotta proprio in quella chiesa, mai frequentata prima? Mentre parla con il sacerdote che terrà l’elogio funebre (Luke Wilson), ricordi e relazioni del passato iniziano però ad assumere toni e colori diversi. Jim (David Thewlis), in fondo, anche dopo la sua morte, ha qualcosa da dire.

Atom Egoyan continua la sua personale ricerca all’interno delle diverse sfumature della memoria. Dopo l’emblematico Remember, presentato sempre alla Mostra del Cinema di Venezia nel 2015, il regista canadese si rituffa nelle pieghe del tempo, lì dove i protagonisti del film non possono arrivare da soli. Perché ogni storia ha diverse facce, ogni racconto un punto di vista e ogni emozione una connotazione personale, diversa per tutti ma egualmente vera (o falsa, a seconda dei punti di vista).

Quest’indagine familiare, che da padre e figlia e si amplia pian piano verso madri, mogli e amanti, ancora una volta per Egoyan diventa un giallo da risolvere, un enigma da decifrare lentamente, sovrapponendo i piani temporali, rovesciando le prospettive, centellinando le svolte narrative in un crescendo di scoperte che scorre parallelo per i protagonisti e gli spettatori.

Gioca ancora una volta con chi è davanti allo schermo, il regista di False Verità. L’accordo è chiaro, prendere o lasciare: asseconda i meccanismi fin troppo calcolati della storia, lasciati guidare dal (mio) istinto e il resto verrà da sé. Se si accetta questo gioco dai contorni intellettualistici, la soddisfazione è assicurata. Ed è una ricompensa – e un compromesso – che si accetta volentieri guardando Guest of Honour.

Ci sono cose che, soprattutto in famiglia, non si hanno il coraggio di dire, ci sono trascorsi che non si possono sviscerare, verità da tacere, paure da scongiurare. Ma non si finisce mai di scoprire la verità, perché da un lato la memoria è fallace, dall’altro la visione è soggettiva. Così come un trauma infantile di Veronica si ripercuote sulle vite (e le morti) di chi le è vicino, la disperazione nascosta di Jim deflagra sommessamente, con un pudore dignitosissimo restituito con compassione dall’ottima interpretazione di David Thewlis.