Cimentatasi nel cinema dal vivo con alcuni short, la regista e sceneggiatrice taiwanese Sung Hsin-Yin ha deciso a quattro anni di distanza di trasformare il suo corto animato On happiness road (2013) in un omonimo film full length, raccontandosi per esteso dall’infanzia all’età adulta con sullo sfondo i cambiamenti epocali che hanno attraversato la sua terra d’origine.

La piccola Lin Shu-Chi vive a Taiwan in Strada della Felicità, e a breve dovrà iniziare la scuola elementare, abituandosi a parlare mandarino e a stare senza i genitori per buona parte della giornata. I suoi voti non sono granché ma ha una grande immaginazione che le permette di viaggiare in territori inaccessibili alla gente comune. Gli anni passano e con essi crescono le ambizioni: Lin inizia a studiare sodo e i risultati arrivano, assieme all’entusiasmo per il clima di cambiamento e al sogno di trasferirsi negli Stati Uniti. Ma scoprirà a sue spese che l’indipendenza non è poi tutta rose e fiori.

on happiness road

Impiegando un cast stellare di doppiatoriKwei Lun-Mei per Lin, Chen Bor-Jeng e Liao Hui-Jen per la mamma e il papà, senza contare il cameo di Wei Te-Sheng che dà voce al cugino – e lasciando trasparire tutto l’affetto per la sua patria, con On happiness road Sung mette a segno una toccante e matura riflessione sulla vita, su cosa significa crescere e avere il coraggio di guardare indietro. Non a caso il film non segue un ordine cronologico tradizionale, ma inizia con la morte della nonna di Lin, pretesto per il ritorno a Taiwan in vista del funerale e per tirare le somme sugli anni passati lontano da casa: in questo modo la pellicola oscilla continuamente tra presente e passato – e prevale quest’ultima dimensione, con un afflato forse troppo nostalgico – ripercorrendo le grandi tappe storiche, dalla morte del generalissimo Chiang Kai-shek – in quella stessa notte nasce la protagonista – alle proteste per l’abrogazione della legge marziale avvenuta nell’87.

Il tutto è raccontato in un tono colloquiale ma non del tutto disilluso e con un tratto piacevolmente naïve ed essenziale che ha permesso di realizzare animazioni più fluide, che ben si sposano sia con i sogni da bambina di Lin – le sequenze oniriche stilizzate sono indimenticabili – che con le riflessioni da adulta. E senza voler per forza strappare lacrime On happiness road è un’opera che commuove dall’inizio alla fine proprio perché adulta: evita di tracciare una netta linea di demarcazione tra le due età della protagonista andando piuttosto alla ricerca degli elementi di continuità. Il divorzio dal coniuge, l’incontro con un compagno delle elementari che l’indomani muore sotto le macerie di un terremoto, la costante preoccupazione dei soldi, sono le piccole grandi epifanie che ci fanno realizzare come il tempo passi in fretta, consapevoli che questo tempo nessuno ce lo restituirà.

La risoluzione adottata da Lin, a dirla tutta semplicistica e stucchevole, ha dalla sua la forza dell’evidenza, non sempre la benvenuta nel cinema d’animazione: tornare a casa e provare a costruire qualcosa con coloro che hanno dato tutto per renderci felici. Il ritorno che in fondo ciascuno di noi, sembra volerci dire la regista, agogniamo.

On happiness road colpisce al cuore risultando appetibile per tutte le età, una risposta semplice alle grandi questioni della vita. Per i più smaliziati un po’ rozzo, ma imperdibile.