Helmut Berger a Torino: ospite speciale del 34° Lovers Film Festival LGBTQI Visions

In occasione della proiezione di "Gruppo di famiglia in un interno" di Luchino Visconti

Lo avevano definito l’uomo più bello del mondo. Lo era. Rivederlo oggi fa tenerezza, fa quasi male. Oggi, quel bellissimo Helmut Berger è il dio caduto in una vecchiaia che sembra una punizione divina. Spesso è stato accostato a Umberto Orsini, che ha però dieci anni più di lui ma ne dimostra dieci di meno. L’attore austriaco invece è malato e debolissimo sulla sua sedia a rotelle; ma non ha perso lucidità né ironia.

In un italiano fluente (ma parla anche francese e inglese, oltre al tedesco), interviene al termine della proiezione di “Gruppo di Famiglia in un interno”: “Quando ho visto il film finito ho pensato che fosse l’autobiografia di Luchino, il professore era lui e Konrad ero io”.per me è difficile parlare di Luchino Visconti, capitemi, ma di certo in questo film lui mi volle dire che mi voleva bene. Il film di Visconti, che data al 1974, tratta temi ancora di grande attualità, in particolare quello del conflitto di classe, dove oggi possono essere cambiati alcuni riferimenti sociali ma non il problema centrale.

“Quelli erano anni – ricorda Berger – era il massimo, anche se nella mia carriera in ogni film muoio. Anche in Ludwig muoio. Però allora ero giovane, non ho mai pensato davvero alla morte. Ma – ironizza lui – finalmente in Gruppo di famiglia in un interno sono stato tra le braccia di Burt Lancaster” Infatti sì, nella scena finale Berger e Lancaster formano una scena che riprende la stessa immagine della “Pietà” michelangiolesca.

“Ma nei film di Visconti non c’era spazio per l’immaginazione. All’epoca c’era il testo con inizio e fine e solo ogni tanto si poteva cambiare un po’. So che è molto difficile creare un film, ma ora sono molto curioso di capire che cosa farò con il regista con il quale lavorerò, che mi chiede come voglio morire”.

“In Italia – conclude Berger – forse mi piacerebbe fare teatro”: con il suo italiano così ben padroneggiato, se lo potrebbe permettere. Ma è stanco, si passa una mano sugli occhi un tempo magnetici e chiede scusa, anche parlare è un lavoro, una fatica; ora deve riposare.

Arrivederci, Helumut: la tua bellezza fatto sognare generazioni di donne e uomini. Ora capiamo che non sei solo apparenza. Sei stato sì sregolatezza, ma che in un certo senso sei anche una persona piuttosto geniale.