Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu

Cinque inquadrature su un fotografo

Era il 1973 quando George Fèvre stampò, nel laboratorio Pictorial di Parigi, 385 fotografie che Henri Cartier-Bresson aveva appositamente selezionato dalla sua produzione completa. Era nata la celebre Master Collection, opera indispensabile per comprendere il percorso del fotografo francese, all’epoca già un astro della fotografia contemporanea, fondatore insieme a Robert Capa, David Seymour, George Rodger e William Vandivert della leggendaria agenzia fotografica Magnum.

In questa estate 2020 la lenta ripresa di fondazioni, musei, gallerie e istituzioni culturali ha permesso il fiorire di alcune mostre di qualità, tra cui “Henri Cartier-Bresson. Le Grand Jeu”, visitabile fino al 21 marzo al primo piano di Palazzo Grassi. L’esposizione, realizzata da Pinault Collection e Bibliothèque nationale de France con la collaborazione della Fondation Henri Cartier-Bresson, presenta il cuore della produzione di questo iconico fotografo attraverso lo sguardo di ben cinque speciali – e diversi – curatori; proprio grazie a questa molteplicità di visioni la mostra risulta dinamica e piacevole.

Cartier-Bresson è così famoso che non ha bisogno di lunghe presentazioni, lui stesso viene incontro al suo pubblico realizzando la Master Collection, una bussola per la sua vasta produzione. La raccolta non presenta alcuna gerarchia al suo interno e le fotografie sono tutte stampe su carta ai sali d’argento in formato 30×40 cm; il fotografo decise di riprodurre sei esemplari completi, uno dei quali appartiene ovviamente alla Pinault Collection. Le Grand Jeu consiste nello sdoppiamento delle scelte, infatti non tutte le fotografie selezionate dall’autore fanno parte della mostra, ciò che il pubblico vede è un’ulteriore selezione realizzata dai curatori: Annie Leibovitz, Javier Cercas, Sylvie Aubenas, Wim Wenders e lo stesso François Pinault.

Ciascun curatore ha scelto 50 immagini della raccolta e ha personalmente deciso la curatela delle stanze dove sono esposte le fotografie, dunque il come e il dove presentarle per sostenere o enfatizzare la sua scelta. Per questo troviamo allestimenti lineari, con fotografie esposte in riga o per gruppi che suscitano spontanee connessioni tra le immagini, mentre in altri casi l’ambiente gioca con le fotografie inglobandole in una particolare atmosfera, come nel tocco cinematografico di Wim Wenders.

Al di là della bellezza delle fotografie, che nemmeno per un istante tradiscono la passione per la storia che si sviluppa davanti all’obiettivo o l’estetica della composizione fotografica, è interessante osservare le scelte compiute dai curatori. Interrogarsi sul perché il ritratto di un trombettista jazz con la moglie, l’immagine di Giacometti che cammina sotto la pioggia, lo sguardo di Colette o i cittadini della zona Ovest di Berlino che si affacciano a guardare l’Est oltre il Muro, sono fotografie che compaiono tre volte lungo il percorso espositivo, mentre altre fanno giusto una comparsata o altre ancora non sapremo in questa sede cosa ritraggono perché non sono presenti. Tra domeniche sulle rive della Senna, funerali reali, gli ultimi giorni del Kuomintang, lavoratori a riposo e tanti bambini che giocano tra le macerie, il pubblico deciderà di giocare a sua volta e portare a casa la sua personale selezione, comunque sia un pezzo di umanità catturato dallo scatto di un eccellente fotografo.

HENRI CARTIER-BRESSON. LE GRAND JEU

11/07/2020 – 20/03/2021
Palazzo Grassi, Campo San Samuele, Venezia
Dall’11 luglio gli spazi espositivi di Palazzo Grassi e Punta della Dogana sono aperti al pubblico tutti i giorni, tranne il martedì.
Orari: 10-19 (ultimo ingresso ore 18)

Biglietti (comprensivo della mostra “Youssef Nabil. Once Upon a Dream” al secondo piano di Palazzo Grassi e “Untitled 2020. Tre sguardi sull’arte di oggi” a Punta della Dogana):
intero 15€/ ridotto 12€

https://www.palazzograssi.it/it/mostre/in-corso/henri-cartier-bresson-le-grand-jeu/