”Homo Habilis? (Homo argentum)” di Gastón Duprat e Mariano Cohn

Homo habilis? è un film argentino a episodi: essi non sono legati da un tema unico, ma più da un’ampia riflessione sulla condizione umana nella contemporaneità, partendo dalla società della tierra del tango.

Ecco, dunque, che si analizzano temi quali la famiglia, l’egoismo, il denaro, la povertà, l’emigrazione, la sessualità, la paura, la criminalità. Macro argomenti che spesso si intersecano, espandendosi, di fatto, in più sezioni dell’opera composita.

Anche le ambientazioni variano costantemente, dando una forma più simile a una serie ininterrotta di cortometraggi che a una pellicola a episodi.

Punto fermo rimane, invece, l’attore protagonista, Guillermo Francella: si destreggia virtuosisticamente tra personaggi non solo diversi ma diametralmente opposti, attraversando una vasta gamma di emozioni e sentimenti che arrivano senza filtri allo spettatore.

Tra le qualità più significative vi è certamente l’ironia e, talvolta, il cinismo che rendono fruibili e avvincenti narrazioni in realtà durissime. Il pensiero alla base della pellicola è fortemente pessimista, come dimostra il punto interrogativo che chiude il titolo: sembra una domanda retorica, l’uomo è ancora fermo a quello stadio dell’evoluzione, che diventa in questa maniera un’involuzione.

Tra gli episodi più riusciti il primo, Aquí no ha pasado nada: un avvio breve, incisivo, inaspettato, in qualche modo summa della filosofia che regge l’intera struttura.

La pellicola si chiude con una parentesi siciliana, Troppo dolce, un episodio girato a Montalbano Elicona, piccolo borgo in provincia di Messina: l’immagine che viene data è fortemente legata a stereotipi superati, anche se in chiave evidentemente ironica (se non addirittura comica).

Ciò che invece resta irrisolta è l’idea di Italia che hanno i registi: un luogo che somiglia più a una pubblicità che alla vita reale per fini puramente narrativi o un’interpretazione effettivamente errata?

La regia a quattro mani è complessivamente armoniosa: il ritmo del film è serrato, grazie all’inserimento di episodi estremamente brevi ma potenti, che mantengono il pubblico in attesa di un messaggio più chiaro.

Una pellicola che diverte e fa riflettere, senza particolari pretese visive o tecniche, ma con una costruzione funzionale e un’idea di fondo necessaria e utile per generare dibattiti.