A due anni di distanza dalla deludente sortita nel gangster movie con Black Mass (2016), con Hostiles – che in Italia aveva esordito aprendo il Festival del Cinema di Roma – Scott Cooper sembra essere tornato sui suoi passi, ricuperando lo spirito e l’attore protagonista del suo Out of the furnace (2013) per confezionare un western visivamente ineccepibile ma zoppicante nel complesso.

New Mexico, 1892. Il capitano Joe BlockerChristian Bale – è incaricato suo malgrado di scortare il vecchio e sanguinario capo Cheyenne Falco GialloWes Studi – in Montana, per trascorrere lì i suoi ultimi istanti ed essere sepolto secondo l’usanza. Al drappello di coraggiosi guidato da Blocker si aggiunge la vedova RosalieRosamund Pike –, la cui famiglia è stata da poco sterminata dai Comanche. Inutile dire che la convivenza e il tragitto sono tutt’altro che sereni: tra agguati e tradimenti, ma anche una buona dose di conversioni, la truppa scoprirà soltanto alla fine il prezzo da pagare per portare a termine la propria missione.

hostiles

Basato su un soggetto originale di Donald E. Stewart e adattato per il grande schermo dallo stesso Cooper – giunto con questo al suo quarto lungometraggio – , Hostiles risulta apprezzabile in primo luogo per la semplicità rassicurante e un po’ nostalgica con cui tratteggia i suoi protagonisti: il capitano Blocker e Falco Giallo, entrambi macchiatisi di innumerevoli atrocità per difendere il proprio popolo, non sono che due facce della stessa medaglia, e tale specularità si estende anche ai personaggi di minor rilievo.

Rosalie e la madre di Piccolo Orso – il nipotino di Falco Giallo –, chi prima chi poi, sono entrambe separate dai propri cari e ritrovano nella maternità l’unica ragione di vita; il caporale di colore Henry Woodson e il “francesino” DeJardin, benché soldati a tutti gli effetti, si trovano in una condizione di liminarità razziale e culturale, una liminarità che li costringe, in maniera forse troppo prevedibile, ad abbandonare anzitempo la spedizione, l’uno ferito gravemente, l’altro ucciso. Riecheggiando la citazione di D. H. Lawrence che compare in apertura, Cooper sembra voler sottolineare, con un conservatorismo che ben si armonizza con la vicenda narrata, che solo coloro che possiedono il vero spirito – o sarebbe forse meglio dire sangue – americano saranno in grado di vedere la fine del tunnel.

hostiles

Hostiles da un lato prova a mantenersi fedele alla tradizione, per esempio valorizzando al massimo grado il paesaggio e rendendolo a sua volta protagonista, contestualizzandovi alla perfezione i punti di svolta dell’evoluzione dei personaggi; dall’altro, vorrebbe problematizzare l’origine violenta della nazione americana dando voce – ma neanche troppa – ai nativi, al loro legame con la terra, avvalorando indirettamente una qualche sorta di mito del buon selvaggio.

Nonostante queste trovate, Cooper non riesce però a smarcare il suo film dalla crisi, ormai irreversibile, che sembra avere investito il genere: genere che, per risultare appetibile, deve ormai essere rivitalizzato attingendo a stilemi posteriori e che, paradossalmente, sopravvive oggi nella sua forma più autentica in forma di omaggio o citazione in pellicole che western non sono. Pur senza giungere alle iperboli pulp dell’ultimo Tarantino, i duelli si riducono a sparatorie, certo più realistiche ma anche molto più anonime: in tali occasioni la macchina da presa non si sofferma mai sui dettagli dell’arma o sul gioco di sguardi, non abbraccia nell’insieme i pistoleri lasciando che l’aria si carichi di tensione. Blocker e compagnia sono soldati e quel che conta è cavarsi d’impaccio il prima possibile, magari facendosi dare una mano dai collaborativi prigionieri indiani o dall’agguerrita vedova afflitta.

hostiles

Prendendosi troppo poco tempo per quel che si propone di fare, Hostiles perde letteralmente pezzi per strada, traducendosi in un’avventura che ha il solo pregio di essere esteticamente e musicalmente – la colonna sonora porta la firma di Max Richter – appagante. Ed è appunto un’avventura, non un’epopea, nonostante la pletora di eroi neri e non che si succedono nella narrazione.