“Hysteria” di Tanya Wexler

Basta non chiamarlo piacere e nasconderlo tra i velluti rossi

Questa è una storia vera, almeno in parte.
Ai tempi in cui ai tavolini si nascondevano le gambe, sul finire del lungo regno della regina Vittoria, il giovane medico Mortimer Granville, dopo essere stato allontanato da numerosi ospedali per le sue idee sovversive su germi e infezioni e in opposizione all’obsoleto utilizzo dei salassi per curare tutti i mali, accetta di diventare assistente Robert Dalrymple, un anziano e distinto dottore che cura l’isteria, malattia endemica tra le signore di Londra.

Pianti, irritabilità, tristezza o rabbia incontenibile, il giovane impara presto la nobile pratica del massaggio curativo mentre un piccolo baldacchino di velluto rosso pudicamente cela il contatto tra la mano del terapeuta e i gioielli indiscreti delle pazienti. Un vero successo: la sala d’aspetto è gremita di signore in trepidante attesa di raggiungere l’eden attraverso crisi parossistiche provocate dalla manuale stimolazione. Tutto sembra andare bene per Granville, si è anche fidanzato con la figlia del dottore, la secondogenita; invece Charlotte, la primogenita, è un’esaltata femminista d’idee socialiste, dedita all’assistenza dei figli del popolo. Ma presto la mano del giovane dottore inizia a dolere per il frequente uso, a perdere d’efficacia, e tutto sembra precipitare. Un’intuizione e l’auto dell’amico Edmund, ricco, debosciato e dedito a invenzioni elettriche, porterà alla soluzione del problema e di nuovo al sorriso le pazienti. E’ la fabbricazione di uno stimolatore elettrico, capace di ottenere in breve tempo il massimo dei risultati: tre parossismi in cinque minuti! Nasce così il vibratore, oggetto di cura che libera dal male.

Piccante, divertente e “vestita”, la commedia di Tanya Wexler è romantica, impertinente e mira al sapore sofisticato d’un tempo: molta allusione e poca visione. Con battute frizzanti e insinuanti, intercetta l’eleganza fin de siècle dai tenui colori pastello degli esterni e le sovrabbondanze esotiche degli interni contrapposti a un monocromatismo dickensiano un po’ semplificato dei sobborghi londinesi. Godibile, indubbiamente, con un cast indovinato, non è scevra da qualche difetto che in alcuni punti ne mina la brillantezza. E’ la rappresentazione un po’ schematica degli ambienti e l’avvicendarsi un po’ scontato degli avvenimenti per raccontare di cure, scarsa consapevolezza, costrizione e utopia. Le solite sorelle diverse, già presenti in molte fiabe: una remissiva e inquadrata e una passionale e progressista che assurgono a emblema di una scelta lacerante tra vecchio e nuovo; una scelta che è sempre e assolutamente tutta maschile.

Non piacere ma terapia: all’attrezzo inventato, e protetto in un ambito di cura, gli uomini inventori di progresso hanno delegato molto, fino a quando, negli anni settanta, il movimento femminista se n’è appropriato come emblema di una raggiunta libertà sessuale. Oggi, in alcuni stati d’America, il suo acquisto è considerato illegale, mentre in passato, nei primi decenni del novecento, si trovava nei cataloghi di vendita per corrispondenza. E’ quindi solo una questione di definizione e di destinazione.

Titolo originale: Hysteria
Nazione: Regno Unito
Anno: 2011
Genere: Commedia
Durata: 95′
Regia: Tanya Wexler
Cast: Maggie Gyllenhaal, Hugh Dancy, Rupert Everett, Jonathan Pryce, Felicity Jones, Ashley Jensen, Sheridan Smith
Produzione: Informant Media, Beachfront Films, Forthcoming Productions, Delux Productions
Distribuzione: Bim Film
Data di uscita: Roma 2011
24 Febbraio 2012 (cinema)