Marco Pantani è ancora oggi uno degli sportivi più amati d’Italia e noto in tutto il mondo. Un atleta la cui carriera fu costellata di luci e ombre, di sfolgoranti successi, di molte sfortune e di misteri.
Il mistero della sua morte non è che l’ultimo: dopo sedici anni è ancora un cold case che fa discutere e incute timore.

Le mani della camorra sono ben piantate anche nello sport: ecco in sostanza la tesi di questo film, che pur essendo una fiction e non un documentario, tuttavia ricostruisce gli avvenimenti e indaga con argomentazioni solide e convincenti. Assistiamo a come il successo si imponga sul campione schiacciandolo con il peso sovrumano della responsabilità di impegni presi e del lavoro di tante persone. Percepiamo poi come, giorno dopo giorno l’atleta ormai infangato perda fiducia in se stesso e si inabissi sempre di più tra i demoni di un’atra dipendenza, quella da cocaina.

Marco Pantani fu escluso dal giro d’Italia del 1999 all’ultima tappa, a Madonna di Campiglio, quando ormai la vittoria era sua, per positività al doping. Lì di fatto morì l’atleta.
La pista del film inizia dai sospetti che Pantani stesso e molti altri ebbero da subito, che i controlli medici fossero stati truccati. Infatti poche ore dopo lui stesso si sottopose a un ulteriore controllo a Imola e risultò negativo.

Ma chi volle la manomissione delle provette e perché? Qui entrerebbe in scena la camorra, che si impossessa della vita di un giovane atleta all’apice della carriera e la distrugge. Lasciato dalla fragile ragazza con la quale credeva di poter fare una famiglia, si circonda di prostitute, protettori e spacciatori che azzannano la sua personalità con lusinghe e spremono fino all’ultimo le sue residue doti atletiche e il suo denaro. Fino alla morte dell’uomo, con tragica coincidenza il giorno di San Valentino del 2004.

Si tratta di una ricostruzione, basata tuttavia su testimonianze dirette e apparentemente attendibili. Ne esce un ritratto nel quale a essere sconfitto e ucciso non è solo l’atleta, ma anche lo sport agonistico in generale, stritolato da interessi economici enormi, dalle brame della malavita, dalle scommesse clandestine, da tanto luridume ben lontano dallo sport.
Anche se parte delle tesi esposte sono ormai note e facilmente reperibili in rete, il film dà spessore e pathos alla tragedia di Pantani, forse non del tutto alieno anche da responsabilità dirette e personali, ma non per questo meno vittima di un mondo avido, cinico e senza scrupoli.

Impegnativa opera prima alla regia di Domenico Ciolfi con un Pantani interpretato da Brenno Placido, Marco Palvetti e Fabrizio Rongione e l’importante supporto di BPER Banca.