“Il caso sbagliato” di James Crumley

James Crumley ha impresso un marchio indelebile nel panorama dell’hard-boiled statunitense degli anni Settanta e Ottanta, soverchiando le implicite regole del poliziesco americano, così per come le avevano concepite Raymond Chandler, padre dell’indimenticabile detective Philip Marlowe, Dashiell Hammett o Ross Macdonald.

Milton Chester Milodragovitch, detto Milo, è un investigatore privato che tenta di sbarcare il lunario seguendo casi di divorzio. Le sue reali attività, tuttavia, spaziano dal tenere a bada le sbronze, giocare a handball con l’amico Dick Diamond ed intrattenersi occasionalmente col gentil sesso.

Finché Helen Duffy, una donna avvenente dai capelli rossi in abitino rosa, bussa timidamente alla porta del suo ufficio di Meriwether e gli affida il caso del fratello Raymond, trasferitosi ad Ovest due anni prima per completare la sua tesi di dottorato sul diritto penale nella Frontiera e misteriosamente scomparso da tre settimane.

L’età e il rimpianto sono gli unici reali attivi e passivi nel ‘conto economico’ dell’ex vicesceriffo di contea, strattonato dal troppo o non abbastanza d’una vita infelice. Tredici anni lo separano dall’entrare in possesso dell’eredità paterna e, nel frattempo, segue le sue orme di alcolista, lavando via il cattivo sapore della propria esistenza col whisky. Conscio che l’unica ‘colpa’ dei bibaci sia quella di aver trovato imperfetto il mondo, dopo averlo osservato per un lungo, intenso istante.

Si accorgerà ben presto, a spese sue e del fedele amico Simon Rome, che il caso è ben più intricato del previsto e coinvolge persino gli insidiosi tentacoli della criminalità organizzata locale.

Lo scrittore, ne Il caso sbagliato (The Wrong Case, 1975), affronta l’inflazionato tema malavitoso secondo un’ottica eversiva ed irriverente e ravvisa nella rivoluzione della controcultura americana le sue radici. Sfruttando quest’ultima, infatti, le mafie riescono a ricavare profitti assumendo il controllo del mercato delle droghe leggere, senza poi immetterle davvero in circolazione, così da indurre i giovani consumatori ad optare per droghe pesanti ben più redditizie. Un legame che coinvolge, inevitabilmente, anche le forze dell’ordine e la loro conseguente corruzione.

Crumley è anche l’autore di L’ultimo vero bacio (The Last Good Kiss, 1978), considerato dalla critica una tra le migliori opere nella storia del giallo e da cui il regista Walter Hill aveva progettato di trarre un film, mai realizzato.

Riesumati gli stracci logori del suo passato negli spacci dell’Esercito della Salvezza, dopo aver rinnegato tutti gli ideali da boy-scout e le buone intenzioni, Milo avverte forse per la prima volta nella vita la necessità di trovare giustizia, in barba alla presunta superiorità morale americana (s)venduta un tanto al chilo.

E chissà quante nuove vite possa tollerare un uomo, giacché “anche la più semplice è fin troppo complicata”…

James Crumley
Il caso sbagliato
Einaudi (Stile Libero Noir), 2008
pp. 363, € 17,50