“Il condominio” di J. G. Ballard

Psicopatologia delle nevrosi collettive e mitologemi tribali

Il condominio (High Rise, 1975), opera ascrivibile alla cosiddetta New Wave della narrativa fantascientifica britannica, è un dramma distopico ambientato in un grande complesso condominiale metropolitano di quaranta piani, situato in una vasta area residenziale londinese.

Le annose distinzioni sociali, basate su potere, capitale ed egoismo, vengono incarnate dai tre protagonisti principali: Anthony Royal, un ricco architetto di classe ‘superiore’, tachiste dell’enorme costruzione; Robert Laing, giovane medico trentenne di classe ‘media’, nonché docente di Fisiologia alla Facoltà di Medicina e Richard Wilder, regista televisivo di classe ‘inferiore’, che tenterà l’ascesa del palazzo.

Oltre al grattacielo come metafora dell’età contemporanea, il concetto di fondo ballardiano – apparso già in altri testi come nel post-apocalittico Il mondo sommerso (The Drowned World, 1962) – è legato all’omologazione standardizzata e alla regressione di certi gruppi sociali verso uno stato di primitivismo, scomodando l’inconscio collettivo e gli ombrosi archetipi della ‘psiche oscura’.

L’imponente struttura non è altro che un ebbro transatlantico, fatto di enclave rivali, disgregazione, antagonismi ed ostilità gratuite, fino al vandalismo e all’ordalia arbitraria, con l’incalzare dello sfacelo di tutti i servizi interni e dei frequenti blackout.

Il suo tempo interiore, come in un clima psicologico artificiale incluso tra le magagne progettuali, è scandito da una combinazione di alcol ed insonnia, corroborate dal Seconal, sotto la viscida schiuma del pettegolezzo e del chiacchiericcio comune.

Di pari passo con l’inesorabile e repentino degrado edìle e individuale, crescono gli episodi di ferina violenza, lo stato di euforia festante notturna e i rapporti incestuosi e promiscui, ma anche l’abulia e l’indifferenza verso qualsivoglia accadimento o essere vivente (fauna compresa), fino allo scadere in una serie di cortesi convenzioni di circostanza.

Come spettatori di un estemporaneo circo dilettantistico, gli inquilini divengono succubi della segreta logica interna all’edificio, la quale rispecchia l’erosione del mondo esterno, fino all’ammutinamento nei confronti della rigida organizzazione gerarchica, così come avveniva per la classe operaia contro le torri popolari nel primo dopoguerra.

Ciascuno alle prese con la propria personale Dunkerque per la sopravvivenza, carcami postviventi di grotteschi tableaux inscatolati nel cielo a ridosso d’una mucillagine sanguinolenta, tutti gli abitanti restano vittime degli impulsi più meschini di quella nuova e parallela dimensione sinistra, finché qualcuno raggiungerà forse, nella sua scalata metaforica, il tanto agognato ‘Giardino delle sculture’… ma a quale prezzo?

Dal romanzo è stato tratto anche il film High-Rise, trasposizione cinematografica del 2015, diretto da Ben Wheatley.

J. G. Ballard
Il condominio
Universale Economica Feltrinelli
2014
pp. 189, € 9,00