Storia di Shuggie Bain è un stato un folgorante esordio nel mondo della Letteratura; l’autore, Douglas Stuart, ha ricevuto il Booker Prize 2020, il più importante premio letterario.
Ambientato a Glasgow nel 1981, il romanzo fotografa la realtà sociale e politica della classe operaia attraverso la storia straziante, ma mai piagnucolosa, di una madre e dei suoi tre figli. Mentre Storia di Shuggie Bain cattura l’attenzione fin da subito, il nuovo romanzo di Suart, Il Giovane Mungo, impiega parecchie pagine a immergere il lettore nella sua storia, più brutale del precedente.

Ci sono due piani temporali, tutto avviene tra presente e un passato recente.
Siamo sempre a Glasgow, nei quartieri operai che trasudano disperazione, ma un decennio dopo, circa 1993.
Mungo è il figlio adolescente, il terzo (dopo il teppista Hammish e la spavalda Jodie) di Ma-Mo, una trentaquattrenne ubriacona che passa intere settimane via da casa e frequenta gli alcolisti anonimi per gioco. Il padre è morto quando Mungo era piccolo, ma ha scelto lui il nome da patriota scozzese, un santo, da dare al figlio. Il ragazzino ha un tic nervoso, una orticaria su una guancia, ma lineamenti di impeccabile dolcezza. Il 15enne protestante, che ha già vissuto diverse vite, un giorno incontra James, cattolico, e i due si innamorano. La tragedia delle loro vite finora è stata nulla a ciò che li attende. Perché un amore omosessuale non è concepibile là, in quell’ambiente mascolino e omofobo. Figurarsi anche solo un’amicizia tra un protestante e un cattolico. Nessuno ha pietà per loro. Nemmeno la madre di Mungo che spedisce il figlio a pescare con due brutti ceffi, suoi amici degli alcolisti anonimi.

Non prova pietà nemmeno Douglas Stuart nel portare in quell’ambiente ostile, orribile e violento il lettore, nell’usare vocaboli che fanno lo stesso rumore delle ossa rotte. Questo stile, più estremo del suo primo romanzo, porta l’autore a commettere eccessi che talvolta sono ridondanti, un po’ troppo Romeo e Giulietta un po’ troppo West Side Story.

Ciò non toglie che Stuart, narrando in terza persona, riesca a far stare il lettore in una pena implacabile e coinvolgente per il suo protagonista. Nessuno si redime. Non c’è speranza, solo un giovane che cerca salvezza.

Non è un romanzo adatto per tutti. È un libro che esige il giusto tempo e momento di lettura.

 

Douglas Stuart, Il Giovane Mungo, Edizioni Mondadori 2022, p 456, €22