Il quieto vivere (I Want Her Dead) è la pellicola presentata dal regista calabrese Gianluca Matarrese alle Giornate degli Autori – Eventi Speciali dell’82. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia.

Lo spettatore viene condotto all’interno delle mura domestiche di un paesino calabrese, i quali abitanti sono essenzialmente tutti imparentati tra di loro da quanti pochi sono. Viene narrato il dramma che ormai da anni ha investito la famiglia dello stesso regista: due cognate, Maria Luisa Magno e Imma Capalbo, si odiano e rendono l’una la vita dell’altra un inferno proprio perchè vivo nello stesso palazzo. Dispetti, minacce, insulti, maldicenze e denunce caratterizzano la vita di entrambe e sono argomento fisso durante le occasioni di riunione familiare. Insomma, la quietezza non caratterizza esattamente la vita della famiglia Magno-Capalbo.

Il quieto vivere è un vero e proprio miscuglio che riesce a raggiungere un delicato equilibrio tra realismo, tragedia greca e grottesco. Il lungometraggio si apre con la messa in scena di un coro greco da parte delle anziane zie che invocano tra le due litiganti il ritorno della pace e della serenità, anche se con vano successo. E, proprio come in una tragedia eschilea, gli atti violenti non vengono mai colti dalla cinepresa, ma solo raccontati.

Lo stesso Matarrese definisce la propria opera un reality cinematografico in ossequio a quel retroterra realistico che sempre mantiene: nel tentivo di indurre una catarsi familiare il registo fa sì che momenti veri e veritieri accadano e si riproducono in un ambiente, però, costruito come quello cinematografico.

L’elemento, però, che per primo salta all’occhio è il grottesco che si erge superbo a partire dalla narrazione dei litigi da parte delle due donne fino ad arrivare al carabiniere, amico di Imma, che le permette di indossare la sua lucerna. Insomma, quel tipo di grottesco che trova la sua massima sublimazione proprio nei piccoli paesini e nelle grandi famiglie.