“In acque profonde” di David Lynch

"Vivi con ciò che hai e non con ciò che aspetti."

In acque profonde (Catching the Big Fish: Meditation, Consciousness, and Creativity, 2008) è un’autobiografia che ripercorre a grandi linee i tratti salienti dell’essenza artistica ed umana di David Lynch, uno tra i maggiori esponenti del cinema moderno americano.

Il regista nasce a Missoula, nel Montana: la sua è un’infanzia provinciale qualunque (a suo dire), passata nel Nordovest degli Stati Uniti. Il padre era un ricercatore del Ministero dell’Agricoltura che si occupava di alberi: trascorreva molto tempo nei boschi insieme a lui, cosa che ha poi trasposto a partire dal fascino misterioso delle location di Twin Peaks fino ai suoi lavori lignei.

Le sue vere passioni, infatti, dapprincipio furono pittura e disegno, ma le reputava attività poco produttive per farne un lavoro vero e proprio. Soltanto alle scuole superiori, in seguito all’incontro con un pittore professionista, Bushnell Keeler, e alla lettura del libro The Art Spirit (Robert Henri, 1939), capì che avrebbero potuto diventare una professione e decise così di frequentare l’Accademia di Belle Arti della Pennsylvania. Il passaggio al cinema avvenne solo successivamente, a seguito d’una ‘visione’: alcune piante verdi, che emergevano dall’oscurità d’un dipinto posto in una grande aula da disegno, iniziarono a muoversi alla sua vista come lambite dal vento.

Da lì l’ispirazione per il primo cortometraggio in stop-motion (Six Men Getting Sick, 1966) e poi l’ascesa verso il magico mondo del grande schermo: la privilegiata porta d’ingresso per il suo onirico ed impenetrabile universo parallelo.

Tra un incontro con Fellini, avvenuto nel 1993 nella sua camera ospedaliera, e quello con il suo fidato collaboratore ed amico fraterno Angelo Badalamenti durante le riprese di Velluto blu (Blue Velvet, 1986), Lynch illustra come sia venuto a capo della sceneggiatura del suddetto grazie ad un sogno, di Eraserhead (1977) leggendo un passo della Bibbia e di Mulholland Drive (2001) per mezzo dell’immanenza; come la nota ‘stanza rossa’ di Twin Peaks gli sia sovvenuta mentre posò la mano sul tettuccio caldo di un’auto posteggiata in un parcheggio di Los Angeles; come ingaggiò l’iconico Killer BOB,  alias Frank Silva, mentre spostava i mobili della camera da letto scenografica di Laura Palmer; come ascoltò nove dischi diversi dell’Adagio per archi di Samuel Berber prima di trovare la versione definitiva per The Elephant Man (1980); come Strade perdute (Lost Highway, 1997) sia fortemente connesso al caso O.J. Simpson; fino alla sofferenza mai sopita per il mancato montaggio di Dune (1984), suo cocente flop al botteghino.

L’artista non si limita a rievocare brevi episodi legati alla realizzazione dei suoi lungometraggi e, senza la pretesa di ergersi a illuminato guru, dispensa qualche filosofico consiglio dettato dalla sua quarantennale pratica cinematografica e da quella meditativa (dal 1973).

Per Lynch esiste un filo conduttore che lega in modo circolare il pubblico al film e viceversa. Per questo bisogna rifuggire il possibile condizionamento dell’altrui giudizio, evitando di fornire qualunque eventuale interpretazione fuorviante che possa svelare troppo ripetto alla natura fantasiosa dell’opera.

Tutto nasce dal desiderio e dall’intuizione: espandere la coscienza attraverso la meditazione consente di ampliare la profondità del ‘bacino’ dal qualche attingere e raggiungere il campo unificato dove ogni cosa fa parte d’una totalità. A quel punto occorre soltanto tradurre quella scintilla in immagini, procedendo secondo il principio newtoniano di azione e reazione, come se si stesse compiendo un vero e proprio esperimento.

Conducendo il lettore in un periplo attraverso l’avvento del digitale e “il soffocante costume di gomma da clown della negatività”, l’autore spalanca le porte sulla coscienza di beatitudine e sull’esperienza olistica, con l’intento dichiarato di raggiungere e condividere la pace e l’unica reale fede proclamata (rispetto alla sua educazione presbiteriana): quella nel potere delle idee.

“Le idee sono simili a pesci. Se vuoi prendere un pesce piccolo, puoi restare nell’acqua bassa. Se vuoi prendere il pesce grosso, devi scendere in acque profonde.”

David Lynch
In acque profonde
Oscar Mondadori, 2008
pp. 197, € 9,50