Ieri pomeriggio, al Piccolo Teatro di Milano si è svolto uno dei tanti eventi speciali che hanno fatto da cornice al concorso per lungometraggi e cortometraggi che ha visto protagonista il Maestro del terrore del cinema italiano: Dario Argento.
Nel corso della masterclass, il Maestro ha ripercorso la sua filmografia, ricordando episodi della sua carriera narrati anche nel volume appena uscito. Presenti sul palco con lui l’editor Marco Peano, il Direttore artistico del festival Claudio Santamaria e la moderatrice Marina Pierri.
L’intervista si è aperta, dopo una clip da Profondo rosso, parlando dell’uso dell’Arte come espediente narrativo muto potente quanto la recitazione stessa dei protagonisti e di come anche le metropoli dei suoi film (Roma, Milano, Torino) non siano semplici fondali, ma impressioni vivide che creano una topografia dell’inconscio.
Claudio Santamaria, scritturato per Il cartaio di cui è passata una clip, rievoca la Roma periferica, “degradata e gradassa” che fa da sfondo alla vicenda del killer che si giocava le torture delle sue vittime come posta nei primissimi poker online. E ricorda, tra le risate del Maestro e del pubblico, le battute scaramantiche che si scambiavano sul set al cimitero.
L’attore ha anche raccontato la sua esperienza davanti alla macchina da presa del Maestro: “Con Argento ho imparato il gusto per l’immagine simbolica, per come un oggetto diventi simbolo di molto altro. Ogni cosa con Dario Argento non è soltanto funzionale alla scena: tutto serve a evocare, a dire senza mostrare.”
La terza clip tratta da L’uccello dalle piume di cristallo, film che brilla per la sua fotografia evocativa, fa da gancio al Maestro per ricordare la madre, la fotografa Elda Luxardo, celebre per aver immortalato le più grandi attrici del nostro cinema. Argento ricorda di come, da bambino, si nascondesse sul fondo dello studio e spiasse, turbato, quelle donne dalla bellezza straordinaria, che con la professionalità della madre davano il meglio di sé anche su un semplice set fotografico.
Le luci, la ricerca della bellezza hanno influenzato tanto il Maestro che – ammette lui stesso – per tutta la carriera ha cercato di riproporre quella specifica visione. Il regista ha avuto parole affettuose anche per il padre, che per anni è stato distributore dei suoi film.
Argento ha ricordato, infine, il suo amore per Hitchcock e i registi della Nouvelle Vague francese, ma soprattutto per il Neorealismo italiano e la sua carica di improvvisazione. Proprio questa attrazione verso la spontaneità è quel che l’ha convinto a recitare in Vortex (2012) di Gaspar Noè, film che non ha mai avuto una sceneggiatura.
Paura, la biografia di Dario Argento
Infine, la presenza di Peano e Pierri non era casuale: l’incontro pubblico ha permesso al Maestro di firmare il libro che ripercorre la sua vita, Paura (edito da Einaudi, di cui Peano è proprio il curatore), per i moltissimi fan rimasti in coda dopo l’evento.











