Per uno spettatore italiano potrebbe essere di grande interesse e fascino scoprire, se già non la conosce, o approfondirne la conoscenza, di questa poetessa e scrittrice austriaca che scelse la nostra Italia come seconda patria.
Ingeborg Bachmann, nata nel 1926 a Klagenfurt, fu una delle più importanti voci nella letteratura in lingua tedesca del ventesimo secolo. La sua vita fu interrotta tragicamente nel 1973, a seguito di un incendio nella sua casa romana, che si scatenò da un mozzicone di sigaretta acceso nel letto.

Questo bellissimo film e la perfetta regia della meravigliosa Margarethe von Trotta, ci fa conoscere un periodo particolare della vita della letterata, ossia la sua appassionata e tormentata relazione con lo scrittore svizzero Max Frisch, durata dal 1958 al 1963.
I due non potevano essere più diversi: corpulento, geloso e conformista lui (interpretato da Ronald Zehrfeld), esile, libera, emancipata lei (Vicky Krieps), aperta a ogni esperienza, sia fisica sia emozionale. Una donna straordinariamente intelligente culturalmente molto produttiva, la cui mentalità e il cui stile di vita sono ancora oggi di una modernità eccezionale. Ma anche incredibilmente fragile e per questo vulnerabile, fino a minarsi la salute e, come estrema conseguenza, a perdere prematuramente la vita.
Il viaggio nel deserto era dunque il segno del distacco da Frisch e della liberazione da quella passione corrosiva.
Del fatale destino della scrittrice, avvenuto alcuni anni dopo i fatti raccontati del film, non viene fatto cenno diretto, bensì solo attraverso due brevi scene, significative ma volatili come una fiammata.

Con questa pregevole pellicola, sensibile, attenta e profondamente documentata, la regista Margarethe von Trotta, nata nel 1942 proprio nella capitale tedesca, partecipa per la sesta volta alla Berlinale, dove non ha mai vinto se non un premio secondario: “nemo profeta in patria”.






