intervista a Michele Monetta: La ricerca, il mestiere, il barocco, Napoli

Le riflessioni del padre dell'ICRA Project, tra il Maggio dei Monumenti e il Festival Italia

In occasione del Maggio dei Monumenti, Napoli offre ai tantissimi ospiti e turisti esperienze di ogni tipo e, oltre ai tanti musei ad ingresso gratuito, alcune tra le maggiori compagnie mettono in scena delle produzioni in luoghi di solito deputati alla semplice ammirazione statica. Quest’anno, la kermesse è arrivata alla sua XVIII edizione e uno tra i maggiori protagonisti è stato senz’altro il Complesso di San Domenico Maggiore, restituito al pubblico dopo ben 42 anni di chiusura solo a seguito di difficili restauri. A Michele Monetta e Lina Salvatore, è toccato il compito di mettere in scena proprio a San Domenico la performance “ Perla barroca ”, sancendo così ufficialmente la riapertura del complesso ai visitatori.

Regista, attore, insegnante di mimo corporeo tecnica Decroux, maschera e Commedia dell’Arte, specializzato in pedagogia teatrale, Michele Monetta fonda e dirige dal 1999 insieme a Lina Salvatore il Centro Internazionale di Ricerca sull’Attore, a Napoli, ed è tuttora docente di Maschera e Commedia dell’Arte all’École-Atelier Rudra diretta da Maurice Bejart in Svizzera, e di maschera e mimo all’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio D’Amico” di Roma. Non basterebbe un’enciclopedia per riportare nel dettaglio tutte le sue esperienze. Campano di nascita, concilia la sua presenza sulla scena napoletana e italiana in generale, con lavori e tournèe internazionali. Negli anni, la sua arte lo porta in Russia (Accademia Nazionale di Teatro di S.Pietroburgo), Polonia (Festival Zarzenia a Danzica e Tczew), Francia e Canada (Parigi, Thèatre de la Colline e l’Univesità di Montreal per progetti intercontinentali sulla formazione), Ungheria (Budapest, festival sulla cultura italiana e Festival Internazionale IDMC e Università per lo sviluppo del training per attori, cantanti e danzatori), Spagna (Las Palmas, E.A.C. Escuela de Actores de Canarias), solo per citare alcuni tra i paesi e i centri dove ha esportato le sue conoscenze e professionalità.
-Con questo diciottesimo Maggio, si è alzato il sipario su San Domenico e si è chiusa un’altra stagione di Michele come formatore di giovani attori nella capitale partenopea, poiché l’ultima replica di Perla Barroca è stata arricchita anche da una Open Class degli allievi della Scuola di Mimo Corporeo dell’ICRA Project.
-Un’istituzione del teatro come Monetta che vive di teatro, e forma future generazioni di attori che comunque, in Italia, spesso non sono considerati dei “lavoratori” nel senso canonico (così come quelli artistici non sono considerati dei veri e propri mestieri), cosa consiglia a chi decide di intraprendere il difficile percorso del lavoro di attore, regista, autore?
-Rispondo con le parole del grande maestro francese, regista e formatore, Jacques Copeau: “…giovani, non lasciatevi mai scoraggiare. Non abbiate paura di essere trattati da matti o da imbecilli, non abbiate paura di soffrire. Siate veri e restate veri tutta la vita.”(Pernand- Còte d’Or, 1925)

Cosa ha significato per l’ICRA Project inaugurare la riapertura al pubblico del Complesso di San Domenico Maggiore?
-Per me e Lina Salvatore è veramente difficile da raccontare. Abbiamo vissuto qualcosa che ci ha coinvolti nel senso più profondo e che comprende una Kunstwollen insita nel DNA del nostro centro, anche per le nostre provenienze e le diversificate formazioni sul piano artistico e professionale. È ciò che sognavamo da tempo, e cioè coniugare la letteratura drammatica con l’architettura seicentesca e barocca, il canto lirico con l’Opera Buffa settecentesca e l’evoluzione delle maschere della Commedia dell’Arte, nonché il gioco mimico e animale del “va il mondo in maschera…”(da Il cane di Diogene di Francesco Fulvio Frugoni, testo del 1689 citato nella performance “Perla Barroca”) con la modernità del fenomeno anticlassico del barocco e la conseguente nascita, inoltre, del Teatro Moderno e dell’angoscia dell’uomo contemporaneo che prende corpo e slancio in autori dello scorso secolo, come Joyce, Kafka, Pirandello, Beckett. Grazie al Maggio dei Monumenti, voluto dal Comune di Napoli, è stato straordinario condividere con un pubblico accorso numerosissimo, sera dopo sera, un luogo di memoria e di arte, con il desiderio di sano riscatto sociale e civile di un popolo.

Che rapporto c’è tra la “perla barroca” e il “barocco”?
-É una affascinante e suggestiva ipotesi sull’origine del termine barocco. Anticamente i pescatori iberici nel tirare su le ostriche separavano le perle più belle da altre ritenute difformi, deformi, guaste o non regolari. Questo tipo di perla era definita “barroca”. Il barocco dà spazio, quindi, a tutto ciò che è difforme e irregolare. Ecco allora esplodere la grande e dolorosa architettura di Borromini, le opere pittoriche di Caravaggio, il teatro più evoluto della Commedia dell’Arte con Silvio Fiorillo, Giovambattista Andreini, il grande Tiberio Fiorilli in arte Scaramouche e così Molière (tra l’altro suo allievo), Cervantes, Lope de Vega, Tirso da Molina, Shakespeare, o la musica di Bach.

È calato il sipario sulla prima parte Napoli Teatro Festival, che porta sempre con sé polemiche di tipo “politico”: qual è il suo giudizio a riguardo? Pensa che ci sia qualcuno che ci speculi un po’ troppo e che si facciano lavorare sempre i “soliti noti”, o che comunque un evento del genere faccia bene sia al teatro che alla città di Napoli?
-Purtroppo il Maestro Luca De Fusco(direttore artistico del Festiva, ndr) ha ereditato un progetto nato male e frutto di vecchi sistemi. Ha tentato di rimettere a posto un po’ di cose ma credo che l’impresa che sta ancora affrontando sia ardua e difficilissima. “I soliti noti”? Sono noti a tutti, e molti di loro sono sempre travestiti in modo pacchiano da impegnati “apparatori di feste”. Sono solo servi di un meccanismo che all’estero non avrebbe modo di prodursi, perché esiste una parola non cancellata dal vocabolario etico, e cioè “meritocrazia”. Credo che De Fusco debba molto lottare per riuscire a dare senso ad un festival piovutoci addosso e che non crea reddito alla città e alla regione.

Progetti futuri?
-Tanti! Il mio maestro di teatro e di mimo, il grande Etienne Decroux, ci ripeteva spesso: “Bisogna sempre avere degli ideali!”. A mio giudizio gli ideali dovrebbero coincidere con i progetti futuri.

http://www.icraproject.it/